martedì 1 dicembre 2009

Buon Natale

Buon Natale
a chi lotta contro l'ingiustizia
a chi lotta contro il razzismo
a chi lotta contro la tratta di esseri umani
a chi lotta contro la violenza
Buon Natale
a tutti quelli che amano

lunedì 30 novembre 2009

25 novembre 2009 Una festa o una giornata di lotta?





(nelle immagini tre delle manifestazioni tenutesi a Pavia con Isokè Aikpitanyi e i CattiviRagazzi, a Stradella, a Spazio Musica e all'Osteria Sottovento)

quest'anno il 25 novembre si è caratterizzata come una giornata di lotta, la manifestazione di Milano contro gli stupri all'interno dei campi di concentramento per immigrati, finita a manganellate contro le donne manifestanti perchè accusavano un poliziotto di essere un porco stupratore (ma questo non si puù dire perchè per i suoi colleghi è un funzionario integerrimo e se si andrà a processo sarà assolto sicuramente), la manifestazione di Roma, molto bella e combattiva, le migliaia di manifestazione locali, l'attenzione della stampa ... ma ancora non basta, tante, troppe, sono state le manifestazione di maniera, banalizzanti del problema, vuote di contenuti, leggere e di maniera, quasi di fastidio da parte degli amministratori locali: bisogna farlo, facciamolo perchè dobbiamo e via. No, non ci siamo, dobbiamo fare in modo che il 25 novembre sia tutto l'anno, che i tanti, troppi, maschi all'interno delle istituzioni prendano coscienza di genere e che si impegnino in guesta guerra alla violena sulle donne. Si, si tratta di una guerra, con morti e feriti (donne) che tutti i giorni devastano la nostra coscienza e rovinano vite.

sabato 28 novembre 2009

Appello CGIL - UNICEF Pavia - condividiamo e diffondiamo


APPELLO ALLA CITTADINANZA ED ALLE ISTITUZIONI

Il giorno 27 Novembre, per decisione del Comune, il nucleo dei Rom che vive a Fossarmato sarà sgomberato e disperso nella città, stessa sorte per due famiglie di Via S.Carlo.
Il Comune si è impegnato a trasferire nella struttura di accoglienza di Via S.Carlo alcune delle famiglie di Fossarmato che hanno dimostrato di volersi integrare. Per tutti gli altri : la strada.
La recente esperienza di sgombero della ex Snia che ha coinvolto 200 Rom dovrebbe avere insegnato che le persone rimangono comunque sul territorio (ora sono 150) e che nessun patto che unisca solidarietà e legalità può reggere, senza progetti di accoglienza e sostegno all’integrazione.
Con “patto” intendiamo il binomio “diritti / doveri”: i diritti comportano di dar vita a progetti centrati sul lavoro per gli adulti e sulla scuola per i bambini.
I doveri riguardano invece l’assunzione di responsabilità e l’osservanza delle regole di convivenza civile: se queste non vengono rispettate, il patto decade.
Da anni il mondo del volontariato chiede all’amministrazione comunale un’azione di questo tipo: e’ stata chiesta alla giunta passata, lo si ripete ora.
Se tra le famiglie di Fossarmato ci sono uomini difficilmente difendibili, la cui presenza ha creato forti tensioni nel quartiere ed esposto l’intera comunità Rom al dileggio ed alla ostilità, altri – e sono la maggioranza – tentano di essere lavoratori responsabili e genitori che danno valore alla scuola per i figli, pur tra mille difficoltà legate ai pregiudizi, alla crisi economica ed a un diverso stile di vita.
Le assistenti sociali del Comune svolgono un importante lavoro di educazione, in particolare sui minori e sulle donne, al pari dei volontari della Associazione “Fuori Luogo”, che seguono il doposcuola di bambini e bambine . Occorre però che questo impegno non sia stato vano : bisogna almeno garantire che tutti, davvero tutti, possano terminare questo anno scolastico.
In merito a cosa succederà ai bambini Rom dopo lo sgombero il Comune ha formulato una proposta che valutiamo irrealizzabile : propone infatti che tutti i 12 bambini sgomberati siano ospitati in una comunità, pur sapendo che i genitori non si separeranno mai dai loro figli né i figli dai loro genitori.
In questi giorni si sono celebrati a Pavia e in tutto il mondo i 20 anni della “Convenzione sui diritti dell’infanzia”. Così recitano alcuni articoli di questa Legge del nostro Stato : art. 2 : “ Si adottano tutti i provvedimenti affinché il bambino sia tutelato contro ogni forma di discriminazione o di sanzione motivate dalle attività dei suoi genitori “ ; art. 3 : “ In tutte le decisioni relative ai bambini l’interesse superiore del bambino deve essere una considerazione preminente “ ; art.12 : “ Si darà al bambino la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura che lo concerne “ .
Se non si scommette sui bambini, su questa “seconda generazione” che frequenta le nostre scuole, che e’ diventata amica dei nostri figli, l’integrazione sarà sempre più difficile e la sicurezza urbana soltanto uno slogan. Dobbiamo offrire a ciascuno e a tutti i bambini Rom la possibilità di rompere il circolo vizioso di povertà, isolamento e pregiudizio, per costruire le basi di una reale convivenza di cui abbiamo un profondo bisogno .
Con questo appello chiediamo pertanto e solamente di pensare all’interesse superiore dei bambini e delle bambine, di non procedere proprio nel freddo dell’inverno allo sgombero di Fossarmato ma di attendere ancora qualche mese per giungere al termine dell’anno scolastico .
Ci rivolgiamo alla comunità cittadina, alle istituzioni ed al mondo del volontariato perché, pur nella fermezza del rispetto delle regole di convivenza, prevalga ancora la capacità di dialogo ed il senso di umanità e che ha sempre contraddistinto la città di Pavia.
CGIL PAVIA
COMITATO PROVINCIALE DI PAVIA PER L’ UNICEF

mercoledì 11 novembre 2009

Violenza e maschi


"25 novembre" giornata internazionale contro la violenza sulle donne, c'èra bisogno di una giornata internazionale? Siamo perplessi: la violenza sulle donne è una realtà talmente ovvia che non capiamo perchè occorra una giornata internazionale ... a meno che ... l'universo maschile fa di tutto per nascondere questa viltà. Ed è qui il problema: i maschi, carnefici, sono una maggioranza: silenziosa, complice, solidale, anzi direi sodale.

E' difficile sentire storie di donne, le donne sono discrete, riservate, schive, è difficile che si aprano a un maschio e raccontino le loro storie, se non quando sono costrette in un'aula di tribunale, ma anche questa è una violenza al lore essere, costringerle ha ripetere mille volte la loro pena, al medico che le accoglie al pronto soccorso, al poliziotto che raccoglie la denuncia, all'ispettore che apre le indagini, al giudice , pubblicamente in aula .... è un tormento, e molte donne soprafatte cedono, rinunciano, si ritirono, si arrendono alla violenza del potere maschilista. Ma qualche volta succede un miracolo, qualcuna parla con un uomo, e sono capite, già, che problema c'è nel capire una donna: basta lasciarle parlare ed ascoltarle. Ascoltarle, questa è la vera rivoluzione sessista.

lunedì 2 novembre 2009

Proposta di legge regionale: promozione dei Centri Antiviolenza



da LiberaMente: Percorsi di donne contro la violenza (coop sociale onlus)

condividiamo e diffondiamo


PROPOSTA DI LEGGE REGIONALE DI INIZIATIVA POPOLARE


“interventi di prevenzione, contrasto e sostegno a favore delle donne che subiscono violenza: promozione dei Centri Antiviolenza”

Ogni tipo di violenza e persecuzione nei confronti delle donne costituisce violazione dei diritti e delle libertà fondamentali sanciti dalla Costituzione e dalle Leggi


La Rete dei Centri Antiviolenza della Lombardia propone una legge regionale per prevenire la violenza favorendo la cultura del rispetto


x Contrastare efficacemente la violenza con azioni coordinate tra forze dell’ordine, giustizia, servizi sociali e sanitari, istituzioni
x Garantire interventi di sostegno alle donne
x Riconoscere i Centri Antiviolenza garantendone il funzionamento

Per presentare la legge al Consiglio Regionale abbiamo bisogno di 5.000 firme

ANCHE DELLA TUA
GRAZIE


alle cittadine e ai cittadini pavesi, alle amministratrici e agli amministratori pubblici, alle donne e agli uomini delle associazioni del territorio che renderanno possibile, con la loro firma, la presentazione della proposta di legge in regione Lombardia.

Un grande risultato sarà raggiunto e testimonierà la sensibilità collettiva al problema della violenza contro le donne.

Continuiamo a sostenere insieme la proposta, affinché diventi legge.

È POSSIBILE FIRMARE

Durante il mese di novembre 2009 presso gli uffici del Comune Di Pavia

25 novembre 2009 GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE, messaggio preliminare di Isokè


Mi permetto di ricordare a tutte e a tutti che questo sarà il 25 novembre del Decreto sicurezza; per le donne straniere,migranti, clandestine, vittime della tratta, questo 25 novembre dovrebbe pur dire qualcosa di nuovo; la tratta e la prostituzione coatta sono violenze sulle donne e innescano altre violenze; credo che tutte le donne debbano cominciare a dirlo molto chiaramente. Mi sembrerebbe molto strano e molto ingiusto, lo dico da donna a donna, che parlando di violenza sulle donne, le donne non si dichiarassero chiaramente e sempre contro la tratta: certo lo sono, lo siamo tutte, ma se non ne facciamo un impegno concreto, permetiamo che si facciano leggi e interventi riservati solo alle donne in regola, escludendo leclandestine, attuando cioè un altro respingimento. Le donne clandestine dovrebbero essere accompagnate dai servizi affrontando i loro problemi; qualcuno avrà come problema un marito o un compagno violento, o un uomo che le sottopone a stolcking, o un violento...le straniere clandestine hanno altri problemi, compresa la clandestinità e per ciascuna bisogna prevedere la necessità di fare ciò che serve. Non si dica che alle clandestine ci pensa la Bossi - Fini, perchè è falso e dirlo rende poco credibili anche tutte le altre battaglie.

Grazie

Isoke Aikpitanyi

giovedì 15 ottobre 2009

diciamo no alla cultura che considera le donne "a disposizione"


Da alcuni uomini italiani

Noi dichiariamo un netto rifiuto della cultura che considera le donne italiane “a disposizione” degli uomini, cultura rappresentata ed espressa in questi anni soprattutto da Silvio Berlusconi attraverso le sue televisioni, la sua politica e la sua vita, ma anche dal leghismo di Bossi e da molti uomini italiani troppo silenziosi.

Noi ci vergogniamo di essere rappresentati all’estero da Silvio Berlusconi come uomo Presidente del Consiglio.

Ci impegniamo a promuovere la dignità degli uomini italiani, consapevoli e convinti che oggi più che mai in Italia sia necessaria una forte e diffusa reazione individuale e collettiva a questa cultura nemica delle donne, dell’omosessualità e degli stessi uomini.

Riteniamo sempre più importante un cambiamento degli uomini di ogni età, basato sul rispetto di ogni genere, sulla coscienza della parzialità, sul valore delle differenze, sul piacere delle relazioni paritarie e sulla non violenza. Per un’Italia diversa e migliore.

Per aderire scrivere a adhocve@tin.it

lunedì 12 ottobre 2009

INCONTRO CON ISOKE' PROSSIMO TRIMESTRE

(aggiornamento e novembre 2009)




CALENDARIO DELLE ATTIVITÀ DEL PROGETTO LA RAGAZZA DI BENIN CITY


ISOKE A GORIZIA
4 NOVEMBRE, ore 20,30
Rappresentazione teatrale della Compagnia Tubbacatubba liberamente tratta da “Le ragazze di Benin City” di Isoke Aikpitanyi e Laura Maragnani
Teatro Kulturni Dom

ISOKE A TORINO
12 NOVEMBRE, ore 9.00/18.00
Seminario di formazione
Gruppo Abele - Corso Trapani 91/b
ISOKE AD ANCONA
13 - 15 NOVEMBRE 2009
Convegno Internazionale
Teatro delle Muse
ISOKE A GUBBIO
Giornata contro la violenza sulle donne
21 novembre ore 20,30

ISOKE A PAVIA
24 NOVEMBRE
Contro la violenza sulle donne
Spazio Musica: dalle ore 19,30 spazio aperitivo, dalle ore 21 evento

ISOKE A BRESCIA
25 NOVEMBRE 2009, ore 20,30
Giornata contro le violenze sulle donne
Università
ISOKE A PAVIA
Osteria Sottovento ore 18,30 - aperitivo più evento
discussione attorno alla violenza sulle donne
ISOKE A STRADELLA (Pavia)
Giornata contro la violenza sulle donne
(organizza: Amministrazione Comunale di Stradella)

ISOKE A CREMONA
Seminario maschile contro la violenza sulle donne
28 NOVEMBRE

ISOKE A LONDRA
Dicembre
Presentazioni del Progetto la ragazza di Benin City

IL PRBC - COSCIENZA MASCHILE SEGNALA
(Lista in continuo aggiornamento)

25 NOVEMBRE
In tutta Italia, distribuzione e presentazione della nuova "Lettera" di Maschile Plurale contro la violenza sulle donne. Il Progetto la ragazza di Benin City aderisce

28 NOVEMBRE, ROMA
Evento di Maschile Plurale con la partecipazione del Progetto la ragazza di Benin City

29 NOVEMBRE, ROMA
Assemblea Nazionale di Maschile Plurale con la partecipazione del Progetto la ragazza di Benin City

18 -19 DICEMBRE, VERRES (AOSTA)
Congresso del SAVT, Syndicat Autonome Valdotain des Travailleurs


ISOKE INFORMA
Chi desidera informarsi sulle attività del Progetto la ragazza di Benin City può consultare il blog/giornale quotidiano di Franco Brunelli voceribelle.ilcannocchiale.it, gestito per l’associazione La strada delle rose; il blog di Gianni Ciurlia urlodella strada gestito per conto della Associazione Cattiviragazzi; il sito degli amici di “Comunque incontri” http://www.chisei.org/ ed il nostro sito “africano” gestito da Alessandro Del Canale http://www.inafrica.it/. I temi generali delle problematiche maschili sono affrontati nel sito http://www.maschileplurale.org/ della Associazione MaschilePlurale.

Ad Ancona nel corso dell’incontro sopraindicato, prenderà il via la Campagna per l’attribuzione del premio Nobel per la Pace 2010 alla Donna africana: madrine della presentazione ufficiale saranno: Sylvia Serbin, autrice del libro Reines d'Afrique; Hélène Yinda, Direttrice del Centro ecumenico per la ricerca e le trasformazioni sociali in Camerun; Bineta Diop, Direttrice esecutiva del Femme Afrique Solidarité; Terezinha da Silva, società civile, Mozambico; Elisa Kidané, suora comboniana, Eritrea; Isoke Aikpitanyi, associazione vittime ed ex vittime della tratta, Nigeria.

Discussioni ed approfondimenti sono proposti quotidianamente in Facebook da Isoke Aikpitanyi; la sua pagina sta raggiungendo i 5 mila amici e Isoke continuerà ad accettare nuovi amici nelle pagine Facebook del Progetto la ragazza di Benin City - La strada delle rose che è già attivo.

Informiamo che il nostro numero di cellulare “storico” 340 7718024 non è più attivo per ragioni di tranquillità e di sicurezza: è ormai troppo noto a tutti, anche a chi sarebbe meglio non lo conoscesse.

Per riallacciare un nuovo contatto telefonico vi preghiamo, quindi, di scriverci a http://it.mc248.mail.yahoo.com/mc/compose?to=claudio.magnabosco@gmail.com

Segnalateci eventi da promuovere o ai quali partecipare.

lunedì 5 ottobre 2009

per contattarci

documento programmatico:

Tratta, una parola che sembra innocua, tratta, una parola che nasconde un significato terribile e infame: schiavitù. Dopo più di cento anni una condizione umana orribile torna d’attualità, come una criminale scintilla nascosta sotto la cenere, il fuoco dell’orrore torna drammaticamente ad ardere nel terzo millennio. Oggi non è più simboleggiata da ceppi e catene, le nuove forme di schiavitù sono legate alle guerre, alle pulizie etniche, alla fame, alla povertà assoluta che una parte del mondo impone all’altro. Le nuove schiavitù sono legate alla produzione coatta di oggetti destinati al consumo nei paesi ricchi, alla rapacità senza scrupoli del profitto, ai vizi e agli egoismi degli abitanti dell’occidente opulento. Donne e bambini sono le prime vittime, le più deboli e le più indifese. Criminali senza scrupoli si muovono impunemente sui continenti facendo scempio di vite e di coscienze, la società occidentale assiste annoiata e infastidita ai commerci; grida il disgusto per i lavoratori bambini incatenati alle macchine ma compra senza scrupoli i prodotti commerciali della schiavitù, si scandalizza e rumoreggia indignata alla presenza di un esercito di prostitute schiave sulle strade ma chiude gli occhi di fronte ai milioni di mariti, padri, figli, che sfruttano e danno linfa al criminale commercio sessuale. Si è perso il senso etico della vita!


domenica 4 ottobre 2009

intervento di Isokè Aikpitanyi al G8 contro la violenza sulle donne


Sono nigeriana, sono stata migrante, clandestina, vittima della tratta e vedo la violenza in modo diverso dalle donne italiane, europee, occidentali.

Come è successo a me, tutte le donne nella mia situazione subiscono la prima violenza da altre donne, le maman, le sfruttatrici.

Ma subiamo violenza anche dalle nostre famiglie che ci sacrificano, fanno finta di non sapere cosa ci succede, ci chiedono continuamente soldi.

Così paghiamo un debito di 100 mila euro ai trafficanti che ci hanno portate in Europa, e un altro debito alla famiglia.

Oltre a tutto ciò c’è poi la violenza maschile a servizio delle maman, per minacciare, picchiare o uccidere quelle che disobbediscono.

Per venire in Europa affrontiamo viaggi terribili: in molte moriamo attraversando il deserto, in parte a piedi; in molte moriamo in mare sui barconi che non stanno a galla e sono respinti.

Alla fine quelle che arrivano, subiscono altre violenze, ma le violenze subite durante il viaggio sono peggiori di quelle che subiamo qui e le peggiori condizioni di vita qui, sono migliori di quelle che lasciamo nei nostri paesi di origine... ecco perchè partiamo.

Ma possiamo arrivare anche grazie alla corruzione; dogane, documenti, permessi e visti hanno un costo: chi paga di più viaggia in aereo e arriva comodamente dove vuole, senza problemi, senza respingimenti...

All’inizio i trafficanti e le maman ci sembrano degli amici se non sono dei parenti.

Nessuna di noi può credere che un’altra donna ci faccia del male, perchè nel nostro paese sono le donne a far andare avanti la famiglia con la solidarietà fra donne di fronte alla fame, alle guerre, alle malattie e alle violenze tribali come le mutilazioni sessuali, la lapidazione, la poligamia dei padri che abbandonano figli e moglie, le violenze in famiglia.... Succede tutto questo perchè l’Africa è arretrata?

No! L’ultimo dramma di una africana clandestina minorenne in Italia ha due colpevoli: una maman africana e suo marito italiano che la hanno massacrata perchè non voleva prostituirsi; quando è arrivata al pronto soccorso aveva la carne delle braccia che cadeva a pezzi, segni di bruciature in tutto il corpo ed era completamente scalpata. La violenza africana e quelle italiana si sono accanite insieme contro di lei...così come le mafie si alleano e fanno insieme guerre e affari. La mente di questa bambina è perduta: ha chiesto di poter mandare una foto a casa per dimostrare ai genitori per quale motivo non può mandare soldi. E non è un caso isolato, solo che non se parla...

Il colonialismo vecchio e nuovo ci ha rubato le risorse, ha corrotto i politica e ha quasi cancellato la nostra dignità: i nostri valori più autentici si sono trasformati nel sogno di fare business, come i bianchi..., businnes con tutto, con le donne, con i bambini, le armi, la droga, gli organi... e il voodoo, religione tradizionale che un tempo distingueva il bene e il male, è diventato una magia terribile per sottometterci.

Falsi preti seguono i migranti e sono complici dei trafficanti: fanno pressione sulle vittime della tratta che si rivolgono a loro per chiedere aiuto, le convincono che Dio vuole così, che devono obbedire e pagare il debito.

Quando noi ragazze rispettiamo le persone più anziane tra i migranti, in Europa come facevano al paese, non capiamo subito che quelle persone non sono più i saggi del villaggio, ma soesso sono dei trafficanti.

Tutto ciò mentre in Italia, in Europa le donne subiscono stupri, stalking, violenze in famiglia..., come noi, come se avere o non avere una cultura delle pari opportunità per le donne e per tutti, non cambi la situazione delle donne che, comunque, sono sempre oggetto di violenze.

Invece avere o non avere diritti è diverso: le donne italiane, europee, occidentali, se subiscono violenze hanno il sostegno dell’opinione pubblica, delle istituzioni e della legge che colpisce i violenti, noi no.

Sapete cosa diciamo noi africane migranti, clandestine, vittime della tratta? Ogni africana stuprata è una donna bianca che si salva da uno stupro.

E’ più facile fare violenza ad una donna che non ha diritti.

Questo succede nei paesi che non ammettono la parità tra uomo e donna... ma succede anche in quelli che questi diritti li hanno.

Lo stupro è una violenza gravissima, ma la prostituzione per le vittime della tratta è uno stupro a pagamento, ecco perchè noi donne africane consideriamo che non si può fare una lista delle violenze contro le donne se non ci mettiamo dentro anche la prostituzione coatta.

Purtroppo nessuno ci ascolta, così noi molto spesso subiamo stupri, ma non siamo considerate vittime, anzi siamo colpevoli, colpevoli perchè siamo clandestine e ci prostituiamo, anche se noi non abbiamo scelto liberamente di essere in queste situazioni.

Far sentire le donne vittime di stupro addirittura colpevoli di ciò che hanno subito, è una cosa che è sempre successa: alle donne bianche si dice che sono troppo libere, troppo poco vestite, troppo provocatrici... alle donne migranti si dice che lo stupro se lo vanno a cercare, perchè si prostituiscono....

Chi fa violenza, allora?

Basta dire che la violenza sulle donne è soprattutto maschile quindi sappiamo che sono i colpevoli... basta punirli... gli stupratori, i clienti di prostitute..?

La verità è più complicata: le violenze sulle donne sono possibili solo se ci sono delle complicità.

Gli stupratori di clandestine sono impuniti, perchè le vittime non possono presentare denuncia in quanto clandestine, quindi colpevoli loro stesse di un reato; i clienti di prostitute sono puniti...ma non tutti. Quelli che vanno in strada sono considerati depravati e sono puniti, ma chi cerca i servizi sessuali di accompagnatrici, escort e sex workers, no.

E ci sono clienti che, invece, sono la principale risorsa delle donne clandestine costrette a prostituirsi; in Italia c’è una legge avanzata contro la tratta, ma è poco efficace, per cui spesso i clienti diventano dei salvatori e le istituzioni diventano i soggetti violenti che le respingono.

Questa non è la verità assoluta, ma è come noi donne migranti, clandestine, vittime della tratta viviamo la situazione.

E così quando si parla di sicurezza, le autorità, la Polizia sono visti dalle vittime della tratta come dei nemici che possono rovinarti la vita non come dei difensori dalle ingiustizie e dalle violenze, perchè anche il rimpatrio forzato ci espone a molte violenze e se ci mandano in un CPT è anche peggio che finire in galera.

E ci sono operatori dei servizi sociali che si occupano di noi, ma ci considerano solo delle prostitute e anche se non danno giudizi morali, affermano che abbiamo dei diritti proprio perchè siamo delle prostitute e contestano quella che chiamano “la retorica della schiavitù”...come se la schiavitù esistesse solo in pochi casi... per cui o siamo prostitute o non siamo nulla...

Questa è una violenza!

Ed è violenza pretendere da una vittima della tratta di essere così determinata nella sua decisione di liberarsi, da denunciare capi mafia (che non conoscono!), trafficanti (che forse sono dei parenti!), maman (che sono delle “amiche” di famiglia!), perchè senza questa denuncia non ottengono nessun aiuto.

Questa è una violenza!

Ne sono forse responsabili le istituzioni in generale, come i maschi sono colpevoli diretti e personali?

Le violenze esistono perchè esistono soggetti deboli e le donne sono indubbiamente un soggetto debole.

E le violenze esistono se il sistema sociale non tutela i soggetti deboli: penso alle mie sorelle che sono costrette a prostituirsi nei bordelli libici e mi chiedo chi li ha permessi e se in Italia, aver respinto la vittime della tratta dalle strade ai luoghi chiusi, non sia più o meno la stessa cosa... certo prostituirsi nel deserto è terribile, ma nei luoghi chiusi occidentali le donne sono ugualmente schiave e oltre 200 ragazze sono state uccise in Italia in pochi anni...

I soggetti deboli sono le donne, ma anche le minoranze etniche, le comunità religiose, le parti politiche...e all’interno di queste realtà, per le donne la situazione è più grave ancora.

Certo le violenze contro le donne sono possibili solo fino a quando le donne dicono BASTA e non sono più donne che educano i figli maschi alla superiorità e le figlie femmine alla sottomissione...e non portano più le figlie a subire mutilazione genitali... Ma questa crescita della consapevolezza femminile alle donne costa molto cara... Una delle prime che ci provò, la mia eroina Tahirih, persiana, fu uccisa a metà del 1800 perchè voleva la parità uomo-donna e apparteneva alla minoranza religiosa bahai, ancora oggi perseguitata... e il mondo è pieno di altre Tahirih...

Bisogna capire, inoltre, che la violenza maschile di oggi è diversa da quella di un tempo... oggi la supremazia maschile è superata o almeno è messa in discussione...ma i maschi fanno resistenza e arrivano a dire di essere in crisi, e quindi violenti, perchè l’affermazione dei diritti delle donne ha messo in crisi il loro ruolo nella società e nelle relazioni di genere.

Gli omicidi di donne che lasciano il loro compagno, gli stupri di gruppo, le persecuzioni psicologiche si spiegano così... l’uomo si sente ancora superiore e non accetta di perdere il dominio e il controllo delle relazioni: per questo in Italia, molti cercano le prostitute... per affermare dominio e superiorità sui corpi e sui diritti delle donne.

Gli stupratori seriali, i violenti occasionali, quelli che sono presi di raptus, non sono più malvagi dei maschi che cercano prostitute... il comportamento e la mentalità sono gli stessi, poi ognuno agisce e fa la violenza di cui è capace, chi ne fa poca, chi arriva all’estremo.

Insomma la prostituzione è uno sfogatoio per la violenza di genere subita dalle donne in famiglia, e poichè la maggior parte delle prostitute sono, in realtà, donne migranti, clandestine, vittime della tratta, l’obbligo di prostituirsi è, come dicevo, una violenza.

Ai maschi di oggi mancano gli strumenti culturali per affrontare in modo nuovo la loro identità di genere...e a loro resta solo la violenza... anche ai giovanissimi ai quali non è stato trasmesso nessun valore, nessuna educazione affettiva, sentimentale, relazionale, sessuale, nè dalle famiglie, nè dalla scuola, nè dai media.

Eppure esiste in Italia una esperienza di coscienza maschile, l’associazione nazionale Maschile Plurale che ha scritto e diffonde anche all’estero un appello contro la violenza maschile sulle donne, iniziando una riflessione che porta a scardinare poco a poco i modelli basati sulla supremazia maschile.

Maschile Plurale ci offre, quindi, uno strumento nuovo contro la violenza sulle donne.

Un altro strumento lo costruiamo insieme in questi due giorni nei quali alle testimonianze ufficiali ed istituzionali, intellettuali e sociologiche, avete voluto aggiungere anche la mia.

Come ho già detto sono africana, nigeriana, clandestina, vittima della tratta, non ho titoli di studio o professionali per essere qui.. ho solo la mia storia: sono stata quasi uccisa qui, in Italia, quando mi sono liberata dal racket della mafia nigeriana e da allora sostengo le vittime della tratta come posso.

Anche parlando a voi e dicendo che noi vittime della tratta siamo un soggetto molto debole... e molte di noi sono bambine, minorenni.

In Italia il Ministero Pari Opportunità ha promosso una Campagna contro lo stalking... io spero che Tania e le altre dell’est, Li e le ragazze orientali, le tantissime latino –americano che hanno trovato nei vari paesi dove sono migrate la loro Juarez, e le ragazze di Benin City, le “mie” amiche e sorelle africane, non siano dimenticate e il Ministero voglia fare campagne e nuove leggi anche per loro, mentre fa molto per le donne italiane.

Chiedo che progetti di informazione e prevenzione, siano realizzati nei paesi di origine: io stessa ho intenzione di tornare in Nigeria a fare una missione di questo tipo affinchè nessuna donna possa essere sfruttata perchè cerca fortuna all’estero. Chiedo aiuto, mentre chiedo si facciano anche azioni politiche ed economiche incisive nei paesi da dove i migranti partono.

Credo, inoltre, sia necessario non si dimentichi che la violenza che colpisce le donne come soggetto debole, colpisce altri soggetti deboli come i gay e i transessuali, uomini che non rientrano nel modello maschile tradizionale dominante o che hanno lasciato i privilegi della virilità per farsi donne e diventare l’altro inteso gerarchicamente come inferiore; colpisce uomini che subisco la violenza di donne che per affermare i loro diritti hanno rinunciato alle specificità del femminile per farsi maschi violenti; colpisce uomini deboli, debolissimi anche loro perchè migranti e clandestini...

Milioni di donne subiscono violenze dai maschi e perfino dai mariti e dai compagni.. certo non lo dimentico, e questo è il tema e il problema centrale di questo nostro incontro: è che tutti gli interventi di questi giorni sono incentrati su questo ed io ho voluto esprimervi il modo con cui noi migranti, clandestine, vittime della tratta viviamo questo problema.

Se non lo facevo io, chi altro l’avrebbe fatto?

Mi avete dato voce, avete dato voce alle vittime della tratta.

Da donna a donne...grazie

giovedì 11 giugno 2009

quanti morti per un sindaco leghista?


Pagliacciata, una vera e indecente pagliacciata la visita di Gheddafi! Premesso che l'Italia ha molta da farsi perdonare dai libici: campi di sterminio, gas sui civili, massacri di intere regioni e nefandezze di ogni genere, non possiamo dimenticare che Gheddafi è un brutale dittatore che ha annientato intere etnie, culture e tradizioni al fine di assicurarsi il potere assoluto su un intero popolo. Non esiste che due torti facciano una ragione, distinguere il popolo libico da un dittatore brutale è un atto di civiltà. Gheddafi ha giocato sui migranti in transito una carta cinica, ha speculato sulle loro paure spogliandoli e sfruttandoli il più possibile e poi li ha usati come "zavorra" da scaricarci addosso alimentando ad arte un flusso incontrollato e incontrollabile di sbarchi. Una regia perfetta, una regia che ha piegato i governanti (incapaci) italiani e li ha costretti a mille concessioni economiche a suo favore pur di vincere la partita degli sbarchi. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: al grido di "li abbiamo fermati" la lega ha stravinto le elezioni alimentando e nutrendo le paure del diverso che la destra stessa ha coltivato con cura. Si li avete fermati, ma li avete anche condannati a morte, Gheddafi non si fa scrupolo, nelle sue carceri non ci sono diritti umani, nessuno vede cosa succede sulle piste nel deserto, la sua polizia non ha nessun concetto di umanità. Quante sono le vittime? Ieri, oggi, domani e ancora domani, quanti moriranno per permettere una amministrazione provinciale di destra o un sindaco leghista? E quanto ci costerà qualche migliaia di respingimenti in termini economici, tanto, tanto quanto ci sarebbe costato accogliere i migranti e mantenerli nel benessere per tutta la vita. Ma che importa: vuoi mettere avere un sindaco leghista?

giovedì 28 maggio 2009

Sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912




“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano
perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.

Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.

Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.

Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.

Le nostre donne li evitano non solo perchè poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.


I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o,addirittura, attività criminali.”

(Dalla relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano
sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912)


Questa relazione dovrebbe far capire,a chi,forse non ci è ancora arrivato, che il fenomeno dell'immigrazione esiste da sempre e anche noi italiani (e non solo quelli del sud come banalmente si dice) ne siamo stati i protagonisti nel bene e nel male e abbiamo portato con noi i lati negativi e positivi della nostra cultura e della nostra società...






Il vero ruolo dei missionari all'epoca coloniale

I missionari hanno davvero evangelizzato i Neri o hanno molto semplicemente servito gli interessi delle potenze coloniali? Per farci un'idea sul ruolo dei missionari all'epoca coloniale, dobbiamo volgere l'attenzione sulla dichiarazione fatta nel 1920 da Jules Renquin, ministro delle colonie belghe nel Congo belga .

Questo fu il suo discorso di benvenuto ai missionari arrivati in Africa in quella data: “Reverendi padri e cari compatrioti, siate i benvenuti nella nostra seconda patria, il Congo belga. Il compito che siete invitati a svolgere è molto delicato e richiede molto tatto. Sacerdoti, voi certo venite per evangelizzare. Ma questa evangelizzazione deve ispirarsi al nostro grande principio: tutto innanzitutto per gli interessi della metropoli (il Belgio). Lo scopo essenziale della vostra missione non è affatto di insegnare ai neri a conoscere Dio. Lo conoscono già. Parlano e si sottomettono a uno Nzamb o a un Nvindi-Mukulu e a chi so io. Sanno che uccidere, rubare, calunniare, ingiuriare è sbagliato. Abbiate il coraggio di riconoscerlo, non venite per insegnare loro ciò che già sanno. Il vostro ruolo è essenzialmente quello di facilitare il compito degli amministratori e degli industriali. Ciò significa che interpreterete il vangelo nel modo che meglio serva i nostri interessi in questa parte del mondo.

Per farlo, baderete fra le altre cose a:

- Fare in modo che i selvaggi si disinteressino delle ricchezze materiali di cui trabocca il loro suolo e sottosuolo, per evitare che interessandosene ci facciano concorrenza e sognino un giorno di farci sloggiare. La vostra conoscenza del Vangelo vi permetterà di trovare facilmente dei testi che raccomandano e fanno amare la povertà. Ad esempio: “ Beati i poveri di spirito, perch di essi è il regno dei cieli” e “E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno di Dio”.
Farete quindi di tutto affinch questi Negri abbiano paura di arricchirsi se vorranno meritare il cielo. - Contenerli per evitare che si rivoltino. Gli amministratori come gli industriali si vedranno obbligati di tanto in tanto, per farsi temere, a ricorrere alla violenza (ingiuriare, picchiare..). Bisognerà che i Negri non replichino o nutriscano sentimenti di vendetta. A questo fine, insegnerete loro a sopportare tutto. Commenterete e li inviterete a seguire l'esempio di tutti i santi che hanno porto l'altra guancia, che hanno perdonato le offese, che hanno accolto senza trasalire gli sputi e gli insulti.

- Allontanarli da e far loro disprezzare tutto ciò che potrebbe donar loro il coraggio di affrontarci. Mi riferisco particolarmente ai loro numerosi feticci di guerra che essi pretendono che li rendano invulnerabili. Dato che i vecchi non intenderanno abbandonarli, poich presto scompariranno, la vostra azione deve indirizzarsi soprattutto ai giovani.

- Insistere particolarmente su sottomissione e obbedienza cieche. Queste virtù sono meglio seguite in assenza di spirito critico. Quindi evitate di sviluppare uno spirito critico nelle vostre scuole.

- Insegnate loro a credere, non a ragionare. Istituite per loro un sistema di confessione che farà di voi dei buoni detective per denunciare qualsiasi nero che sviluppi una presa di coscienza e che rivendichi l'indipendenza nazionale.

- Insegnate loro una dottrina di cui voi stessi non metterete in pratica i principi. E se vi chiederanno perchè vi comportiate contrariamente a ciò che predicate, rispondete loro “voi neri, seguite quello che vi diciamo e non quello che facciamo”. E se replicassero facendovi notare che una fede senza la pratica è una fede meno forte, arrabbiatevi e rispondete “beati coloro che credono senza protestare”.

- Dite loro che le loro statuette sono l'opera di Satana. Confiscatele e riempite i nostri musei (...) Fate dimenticare ai neri i loro antenati.

- Non porgete mai una sedia a un nero che venga a farvi visita (...) Non invitatelo mai a cena, neanche se uccide per voi una gallina tutte le volte che andate da lui. Non date mai del voi a un nero, poichè si crederebbe uguale al bianco.

- Considerate tutti i neri come bambini (...) esigete che vi chiamino tutti “padre mio” (...).Sono questi, Cari compatrioti, alcuni dei principi che applicherete senza pecca. Ne troverete molti altri nei libri e nei testi che vi saranno dati alla fine di questa seduta. Il re attribuisce molta importanza alla vostra missione. Inoltre ha deciso di fare di tutto per facilitarla. Godrete dell'ampia protezione di cui godono gli amministratori. Riceverete del denaro per le vostre opere evangeliche e per i vostri spostamenti”.

Questo dice tutto!

martedì 26 maggio 2009

Nigeria, il delta è in fiamme

Nuovi scontri tra forze di sicurezza e ribelli nella regione petrolifera, almeno cento morti e migliaia di sfollati.

Almeno cento morti e migliaia, forse addirittura diecimila, sfollati. E' questo il bilancio, stando alle testimonianze di operatori umanitari e civili, dell'offensiva lanciata a metà maggio dalla Joint Task Force (Jtf) nigeriana, composta di elementi di esercito, marina, aviazione e polizia, contro i militanti del Movement for the Emancipation of the Niger Delta (Mend) nella zona di Gbramatu, nello stato meridionale del Delta. Un'operazione a cui i ribelli hanno risposto dichiarando una "guerra a tutto campo", le cui principali vittime rischiano di essere i civili.

I più fortunati, quasi tutti donne e bambini, sono riusciti a raggiungere la città di Warri e a chiedere aiuto. Ma la maggior parte dei civili provenienti dai villaggi di Oporoza e Okerenkoko, colpiti dai raid aerei e terresti delle forze di sicurezza nigeriane, sarebbe ancora rifugiata nelle foreste di mangrovie che coprono l'area, senza alcuna possibilità di ricevere assistenza da parte della Croce Rossa o delle altre organizzazioni umanitarie.

La Jtf ha giustificato il lancio dell'offensiva (a séguito della quale 12 soldati risultano dispersi) con a una presunta imboscata a una pattuglia lanciata dai ribelli, che però smentiscono la versione dei fatti, parlando di un attacco ingiustificato contro i civili.

In un comunicato inviato a PeaceReporter, il Joint Revolutionary Council (Jcr), che comprende alcuni tra i maggiori gruppi ribelli operanti nella zona, promette all'esercito una campagna "occhio per occhio", in cui gli attacchi ai civili saranno "vendicati" e in cui qualsiasi membro delle forze di sicurezza colto a non rispettare le regole di ingaggio verso i civili verrà "giustiziato
sommariamente".
Ma secondo gli operatori umanitari, il rischio maggiore è che, come successo in passato, siano i civili a dover pagare le conseguenze di questa nuova ondata di violenze nel Delta. Le testimonianze parlano di migliaia di persone costrette a fuggire dal teatro delle violenze, con almeno cento persone morte nell'operazione ma dalla zona, impossibile da raggiungere al momento a causa degli scontri, non arrivano notizie provenienti da fonti indipendenti.

Come sembrano lontani i tempi in cui il presidente nigeriano Amaru Yar'Adua, appena dopo la sua elezione, apriva ai ribelli del Delta, facendo sperare in un processo di pace che facesse uscire la regione dalla guerra civile scoppiata alla fine degli anni Novanta, e riesplosa a varie ondate. I ribelli, che chiedono maggiori risorse provenienti dallo sfruttamento petrolifero e più diritti per le popolazioni locali, hanno impegnato severamente le forze di sicurezza nigeriane in questi anni, costringendo il Paese a tagliare del 20% circa la produzione petrolifera.

Dal canto suo, il governo accusa i ribelli di essere semplici organizzazioni criminali, dedite al contrabbando di oro nero e interessate solamente a stabilire dei propri "feudi" nella regione. A più di dieci anni dall'esplosione delle prime violenze, la pace nel Delta rimane un'utopia.

lunedì 25 maggio 2009

Noi...ed Isoke sempre in prima linea contro il razzismo




Come preannunciato,Sabato 23 maggio a Milano la rete «Da che parte stare» è stata in corteo contro il pacchetto sicurezza e il razzismo istituzionale. Presenti anche i 300 rifugiati del Corno d'Africa in protesta nella capitale lombarda dal 17 aprile.




Noi "cattivi ragazzi" gruppo di auto-coscienza maschile,assieme ad Isoke Aikpitanyi, una delle fondatrici dell'Associazione vittime ed ex vittime della tratta del Progetto le ragazze di Benin City,da sempre in prima linea,contro ogni forma di razzismo ...c'eravamo ...




Erano in marcia a Milano centinaia di italiani e centianaia di migranti,una rete nazionale che riunisce associazioni italiane e straniere, lavoratori, studenti e le tante realtà che in questi mesi hanno mostrato il loro sdegno verso un decreto sicurezza che, grazie all’infelice matrimonio tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno introdotto dalla Bossi-Fini, oggi punta a trasformare in un criminale il migrante sprovvisto di contratto di lavoro, grazie all’introduzione del «reato di clandestinità».




Ma il ddl, se approvato, introdurrà molte altre tristi novità, tra cui il prolungamento a tre mesi di detenzione nei Cie, l’istituzione delle ronde, limitazioni ai matrimoni misti, esosi contributi per il rilascio e il rinnovo dei permessi e il divieto di iscrizione all’anagrafe dei figli di stranieri irregolari.




Tra i lavoratori,i migranti vivono una doppia precarietà: sanno che il permesso di soggiorno non sarà rinnovato, la clandestinità è una minaccia più vicina, l’espulsione una possibilità sempre presente, una riflessione attenta sulla crisi mondiale, vista «con occhi migranti», quelli della categoria meno protetta e, con l’approvazione del pacchetto sicurezza, sempre più vulnerabile.




Dure critiche arrivano anche dall’Intersindacale medica, riunitasi 2 giorni fa a Roma per chiedere al governo di cambiare il disegno di legge, inserendo una precisa norma che esenti i medici e tutti gli operatori sanitari dall’obbligo di denuncia degli immigrati irregolari. «Nella norma c’è – dice il segretario dell’Anaao-Assomed, Carlo Lusenti – un ulteriore paradosso: siccome il medico che si rifiuta di segnalare il clandestino compie un reato, il suo collega, sempre in quanto pubblico ufficiale, è obbligato a denunciare lui e il suo paziente. E se non lo fa, commette a sua volta un reato, in una catena infinita, una spirale perversa. Chiediamo – conclude – che per tutti gli operatori della sanità pubblica sia espressamente vietato denunciare gli immigrati irregolari». Ed è lo stesso Lusenti a denunciare il 20 per cento in meno di accessi alle strutture sanitarie negli ultimi tre mesi, effetto di una legge, per ora, solo annunciata.




La manifestazione di sabato, è stato un'anticipo della mobilitazione contro il G8 Immigrazione prevista per il 30 maggio a Roma, si distinguerà per la partecipazione massiccia di associazioni, comitati e reti cittadine di stranieri, finalmente i veri protagonisti delle lotte in difesa dei loro diritti. «Saremo in piazza – dice il comunicato dello spezzone precario-meticcio e metropolitano di Milano – perchè un’altra volta ancora le strade di questa città siano libere dall’ansia e dalla paura securitaria,libere dall’angoscia prodotta dal potere per nascondere l’incapacità di gestione della crisi,perchè un’altra volta possa prendere parola con i suoi versi e i suoi linguaggi,al ritmo globale dell’hip hop, la generazione meticcia e metropolitana».




Tanti gli obiettivi della manifestazione: la richiesta di congelamento dei permessi di soggiorno in caso di licenziamento, cassa integrazione, mobilità, sospensione dal lavoro; partecipazione dei migranti, così come di tutti quei lavoratori che non usufruiscono di ammortizzatori, a ogni misura di sostegno e salvaguardia dei contributi versati; rinegoziazione dei mutui in caso di perdita del lavoro; il blocco degli sfratti per tutti i lavoratori e le lavoratrici nella stessa condizione, perché sappiamo che un migrante senza contratto di locazione è un lavoratore «clandestino»; il mantenimento del divieto di denuncia dei migranti senza documenti che si rivolgono alle strutture sanitarie e della possibilità di registrare la nascita dei loro figli; il ritiro della proposta di un permesso di soggiorno a punti e di qualunque tipo di «contributo» economico per le pratiche di rinnovo dei permessi, il blocco della costruzione di nuovi Cie; l’utilizzo dei fondi stanziati per iniziative a favore di tutti i lavoratori colpiti dalla crisi; la cancellazione di ogni norma che preveda l’allungamento dei tempi di detenzione, la chiusura dei CIE; la garanzia di accesso al diritto d’asilo e il blocco immediato dei respingimenti alla frontiera in attesa della promulgazione di una legge organica in materia.




Argomento, quest’ultimo, all’ordine del giorno nell’agenda della questura milanese, che, dopo un mese di azioni intimidatorie a carico dei 300 rifugiati del Corno d’Africa, ha inviato alcune segnalazioni alla Commissione nazionale per il diritto d’asilo per la revoca dello status di rifugiato ai «ribelli», rei solamente di aver rivendicato il diritto a una casa e un lavoro.




martedì 19 maggio 2009

Contro la crisi contro il razzismo: da che parte stare


Milano, 23 maggio 2009, ore 14 concentramento piazzale della stazione centrale



CONTRO LA CRISI CONTRO IL RAZZISMO: DA CHE PARTE STARE



una giornata comune di lotta, italianieuropei e migranti, insieme !

(per il gruppo pavese il puntello è stazione FS di Pavia ore 12,45)

domenica 17 maggio 2009

Finalmente cattivi,il prezzo dell'odio degli italiani brava gente

Il duce del fascismo, Benito Mussolini, quando il 10 giugno del 1940 diede la famosa pugnalata alla schiena alla Francia già sconfitta dalla Germania, commentò con i suoi più stretti collaboratori di aver bisogno di “qualche migliaio di caduti da gettare sul tavolo della pace”.

Non può non tornare in mente quell’episodio vile della storia italiana, verso la Francia e verso quei militi del Regio esercito le vite dei quali furono gettate da Mussolini (le prime di centinaia di migliaia), rispetto alla politica del cosiddetto respingimento degli immigrati mandati al macello dal nostro governo in barba alle Nazioni Unite, al diritto internazionale, all’umanità.


La vergognosa gestione di Roberto Maroni (e di Silvio Berlusconi), difesa e giustificata in queste ore da vaste adunate di corifei (tra i quali Fassino, Rutelli, Chiamparino), non può non ricordare quella del criminale di guerra Mario Roatta, il generale fascista che 69 anni fa condusse la rovinosa aggressione sul fronte nord-occidentale.


La realtà è infatti che con il pacchetto sicurezza e i respingimenti la Lega Nord e il governo hanno voluto qualche migliaio di morti, carne negra da macello (qualcuno sarà perfino pronipote degli ascari somali o eritrei usati dal fascismo in Etiopia), da gettare sul tavolo della campagna elettorale. E li hanno ottenuti.


Li hanno ottenuti e tra un mesetto, passate le elezioni, probabilmente torneremo a politiche meno inumane, obbligati da Bruxelles o indotti da qualche vescovo. Quella che disgusta però non è la cinica capacità dei politici di offrire pasti ai più bassi istinti del paese che loro stessi hanno alimentato con una disinformazione sistematica.


Disgusta l’emergere di nuovo della forza dell’odio, la vera febbre italiana, quella che riempiva le piazze ad applaudire la guerra mondiale e quella che rende popolare e redditizia elettoralmente una politica contraria all’integrazione dei lavoratori immigrati.


Gli italiani che si autodefiniscono brava gente dimostrano una volta di più (e la nostra classe dirigente ne è l’espressione fotografica) di essere un popolo straordinariamente supino con i forti e vergognosamente violento con i deboli, che sia la Francia già sconfitta ieri o gli immigrati oggi.


Il razzismo è così solo un’espressione del carattere di una nazione che essendo sempre troppo indulgente con se stessa, lo dimostra l’illegalità diffusa, pensa di salvarsi dimostrandosi inflessibile con i più deboli fino a violarne i diritti più elementari.


Non solo, gli italiani che si considerano furbi, dimostrano un’insolita capacità di farsi fregare. La durezza criminale verso chi si gioca la vita attraversando il canale di Sicilia resta un simulacro di durezza visto che appena un immigrato su venti (i più disperati) utilizza quel canale.


Allo stesso modo la voglia di ronde (l’abdicazione dello stato di diritto dall’esercitare il monopolio sull’uso della forza) nasconde polizia e carabinieri lasciati senza benzina per combattere il vero crimine.


“Finalmente cattivi” titola squallidamente il quotidiano “Libero” il giornale delle baldracche dell'informazione .


E cattivi vogliono sentirsi per un giorno gli italiani. Impotenti contro il malaffare, le mafie, l’evasione fiscale, le caste, si contentano di essere cattivi con i migranti. E’ la nostra fotografia della nazione e Papi Silvio e le ronde padane siamo davvero tutti noi.

Non ci rompete la minghia



Finalmente Ignazio puo' parlare.


Finalmente Ignazio puo' sventolare il suo glorioso passato di avanguardista e razzista del MSI.


Per Ignazio "«L'Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati conta come il due di picche, cioè un vero e proprio fico secco»".


Ma questa volta Ignazio ha ragione.

L'ONU ha dato il via libera agli attacchi control'Iraq, L'Afghganistan, e centinaia di altre guerre.


L'ONU e le sue commissioni sono cadaveri.


Ignazio rimettiamo la camicetta nera.

giovedì 7 maggio 2009

Leggi razziali


Prima i medici spia, poi i presidi spia, che si inventeranno oggi? Con la scusa della sicurezza vogliono reintrodurre le leggi razziali, il reato di clandestinità non è nient'altro che questo. Andate a rileggervele, non è nulla di diverso, tutto è già stato scritto, sostituite le parole "ebrei" con "migranti" e vedrete che la sostanza è la stessa. Le ronde diventeranno la polizia di partito, camicie verdi, nere, brune, saranno gli esecutori, gli utili idioti, che daranno esecuzione al delirio razzista dei nazileghisti. In questo deserto delle coscienze, assistiamo attoniti, impotenti, frastornati, all'assenza della ragione. Non ci resta che piegarci su noi stessi, resistere alla pazzia collettiva? No, speriamo di no, l'uomo non può essere così malvagio!

domenica 3 maggio 2009

Colui che entra qui scompare,colui che entra qui è appena nato

" Colui che entra qui scompare, colui che esce e' appena nato" . Questa la
desolante frase in arabo che ci accoglie all'ingresso di San Nicola Varco, terra di
nessuno, periferia fantasma di Eboli. Qui, a 60 chilometri dalle campagne dell'agro
nocerino-sarnese, "sopravvivono" ogni giorno oltre 600 immigrati.
Vengono tutti dalle regioni agricole del Marocco e tutti hanno pagato per un permesso di soggiorno che nella migliore delle ipotesi era valido solo tre mesi.
Abitanti invisibili di una citta' fantasma cresciuta silenziosa tra i campi coltivati che si perdono a vista d'occhio nello spicchio di terra reso famoso da Carlo Levi.

Tra queste distese di terra fertile, al confine tra Eboli e Battipaglia, si apre una
ferita profonda. E' una vasta area dismessa da piu' di vent'anni, oltre 14 ettari di
terreno occupati da silos ormai fatiscenti e sventrati, costati varie decine di
miliardi per realizzare un mercato ortofrutticolo mai finito e diventato un "ghetto"
di cemento, un triste "rifugio" di centinaia di immigrati nel bel mezzo della Piana
del Sele.

Gli abitanti del campo, tutti maschi, quasi tutti clandestini, non si nascondono per
rubare, si nascondono per lavorare. Lavori che gli italiani non fanno piu'. Qui, a
pochi chilometri dai templi di Paestum, arrivano ogni mattina, all'alba, furgoni da
Sarno, San Valentino Torio, San Marzano: sono centinaia le aziende agricole che si
mantengono sulle braccia di questi schiavi.

http://gallerie.colonnarotta.it/ghettoeboli/# (vedere per credere)

mercoledì 22 aprile 2009

Valérie Tasso


Ha detto:


"La prostituzione è solo un lavoro come altri, non più duro che fare la cassiera al supermercato"


commento:

Deficente!

(della serie: quella che non ha mai fatto nà mazza nella vita se non la provocatrice e vive campando sui pruriti dei maschi più deficenti di lei)

martedì 14 aprile 2009

Prostituzione & Tratta



Penso sia utile e opportuno ribadire, ancora una volta, quale sia la nostra posizione "politica/sociale" in merito alla prostituzione.

Noi non ci occupiamo di prostituzione, ci occupiamo di tratta, la prostituzione oggi è l'aspetto più evidente della riduzione in schiavitù ed è per questo motivo che ci vedete impegnati su questo fronte. Parliamo di liberazione delle schiave, ed un metodo (uno dei metodi) è quello di lavorare all'obiettivo di trasformare i clienti in risorsa liberalizzante visto il penoso annaspare delle norme e delle risorse "istituzionali" o "autoistituzionalizzate". Norme e risorse che bruciano milioni di euro in iniziative inconcludenti e autoreferenziali, siamo polemici? Ebbene si, siamo polemici! Sopratutto in presenza di una cultura dominante che produce risultati così insignificanti.

Ma c'è un altro aspetto: noi rifiutiamo il concetto di prostituzione come libera scelta, la prostituzione è sempre e comunque indotta da fattori violenti. Possono essere palesi come la tratta o occulti come i fattori socio economici, ci rifiutiamo di credere che gli esseri umani trovino "piacere" ad essere violati nella loro più intima essenza.

Ci ha fatto dispiacere prendere atto che le donne stesse, quelle più attive e sensibili come quelle che operano nei vari "Centri Antiviolenza" o uomini impegnati come quelli di "MaschilePlurale" diano spazio ad associazioni che continuano a proclamare la prostituzione come una libera scelta da tutelare. Speriamo che si tratti solo di incultura sul problema.

Non siamo così presuntuosi da ritenerci possessori della verità, le nostre convinzioni ci vengono dalla strada, dalle notti passate a discutere con le ragazze sui marciapiedi, dai loro sogni e dalle loro paure, dalla loro fatica di vivere. Laicamente siamo disponibili ad ogni leale confronto, con tutti, il pregiudizio non fa parte del nostro vivere.

mercoledì 8 aprile 2009

Per chi vuole dare il suo contributo alle vittime del terremoto in Abruzzo

Per chiunque fa parte di associazioni di volontariato è vuole (insieme all'associazione) prestare soccorso chiami questi numeri:

06-68203429
06-68204418
06-68204625
06-68204626
06-68204189
06-68204627

Per aiuti economici alla CRI si possono utilizzare i seguenti conti correnti:Conto Corrente Bancario C/C bancario n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati -Tesoreria - Via San Nicola da Tolentino 67 - Roma intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 - 00187 Roma. Coordinate bancarie (codice Iban) relative sono: IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020 Causale pro terremoto Abruzzo Conto Corrente Postale n. 300004 intestato a: «Croce Rossa Italiana, via Toscana 12 - 00187 Roma c/c postale n° 300004 Codice Iban: IT24 - X076 0103 2000 0000 0300 004 Causale: Causale Pro Terremoto AbruzzoÈ anche possibile effettuare dei versamenti online attraverso il sito web della Cri all'indirizzo: http://www.cri.it/donazioni.htm

La Confcommercio provinciale di Perugia:Conto corrente (Cod. IBAN IT86 Z060 5503 0010 0000 0008 248, presso la Banca delle Marche, filiale n. 361 Perugia, intestato a: Confcommercio della provincia di Perugia pro terremoto Abruzzo) nel quale gli imprenditori umbri del terziario sono invitati a versare aiuti economici che saranno poi destinati ad interventi specifici.

Unione piccoli Proprietari Immobiliari di Bologna:da oggi e per tutto il mese di aprile, la metà della quota associativa dei nuovi iscritti all'Uppi, sarà devoluta agli sfollati rimasti senza casa. L'associazione ha pure lanciato una raccolta di fondi che verranno consegnati ai responsabili degli enti preposti all'acquisto di beni di prima necessità. Per i versamenti, Codice IBAN IT 17 X 05387 02400 000001071640 Presso Banca Popolare dell'Emilia Romagna. Causale: contributo pro terremotati Abruzzo.

La Federugby (Fir):Banca Nazionale del Lavoro, Agenzia Coni di Roma, per raccogliere somme da destinare alla popolazione abruzzese. Le coordinate del conto sono: Banca Nazionale del Lavoro, Agenzia CONI di Roma; C/C 8730 - ABI 01005, CAB 03309. CIN V IBAN IT41V0100503309000000008730.

Rifondazione Comunista:Chiunque volesse partecipare o dare un qualsiasi tipo di aiuto può chiamare:Marco Fars: 334.6976120Richi: 339.3255805o spedire una mail al seguente indirizzo:piobbico@hotmail.comFederazione Prc di Pescara ( via F. Tedesco, 8):funzionerà come centro di raccolta.Siete invitati a portare generi di prima necessità, coperte e materiale utile alla rimozione delle macerieSe volete invece mandare un contributo economico potete spedirlo a:Conto Corrente BancarioRIFONDAZIONE PER L'ABRUZZOIBAN: IT32J0312703201CC034000149Quotidiano il "Il Centro":Banca CARISPAQ SPA"Vittime terremoto L'Aquila"Codice Iban: IT 53 Z 06040 15400 000 000 155 762Banca CARIPE SPA"Raccolta fondi pro terremotati d'Abruzzo"Codice Iban: IT 19 B 06245 15410 000 000 000 468presso Banca Caripe Spa Sede PescaraCorso Vittorio Emanuele 102/104 - Pescara.Banca TERCAS SPA"Raccolta fondi pro terremotati d'Abruzzo"Codice Iban: IT 48 L 06060 15300 CC 090 005 35 65 presso Banca Tercas Spa Sede Teramocorso San Giorgio 36 - Teramo.

Aiuti e Raccolte:La Croce Rossa ha aperto la sala operativa nazionale di Legnano e i Centri interventi d'emergenza (Cie) di Verona, Roma, Potenza e Palermo per la raccolta di generi di prima necessità (coperte, vestiti, pannolini, latte in polvere, casse d'acqua) da spedire nelle zone terremotate.

La Cri ha annunciato di avere già inviato nelle zona del disastro 10 mila coperte per fare fronte alle primissime esigenze delle persone rimaste senza abitazione.

L'associazione ambientalista "Fare ambiente" sta coordinando la raccolta di materiali di prima necessità presso la propria sede di Roma, in Via Nazionale, 243, tel. 06 48029924.

Raccolta sangue a Pescara:
Dal 7 aprile sarà possibile donare sangue presso l'unità di raccolta mobile dell'AVIS che sarà ubicata in zona Salotto a Pescara ed operativa dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20

martedì 31 marzo 2009

Isokè


Isokè sarà con noi giovedì 2 aprile all'iniziativa Diritti Civili, nuove schiavitù, vecchie repressioni.

giovedì 12 marzo 2009

2 aprile 2009 Diritti civili, nuove schiavitù, vecchie repressioni


Una serata per ragionare su nuove schiavitù e vecchie repressioni in barba a secoli di lotte per i diritti civili, nulla sembra cambiare, tutto pare immutabile. Ma non è così, il fuoco si nasconde sotto la cenere, sta a noi farlo divampare. La serata si aprità alle 20 intorno ad un tavolo, nulla di eccesionale, pizza, pane, salame e un buon bicchiere di vino, confronteremo le esperienze, che si stanno sperimentando sulla pelle dei più deboli, con l'applicazione del pacchetto sicurezza, vedremo il video realizzato dall'associazione "Le Giraffe", lo commenteremo alla luce dei diritti negati. Vi aspettiamo. Contatti: cattivi.ragazzi@yahoo.it oppure cerca i Cattivi Ragazzi su facebook

domenica 8 marzo 2009

L'8 Marzo e la festa della donna ..riscopriamone il significato

La Giornata Internazionale della Donna, comunemente però definita Festa della Donna è un giorno di celebrazione per le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne ed è una festività internazionale celebrata in diversi paesi del mondo occidentale l'8 marzo.

L'usanza di regalare mimose in occasione della festa non è invece diffusa ovunque,ma prevalentemente in Italia. L'8 marzo era originariamente una giornata di lotta, specialmente nell'ambito delle associazioni femministe: il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli.

Tuttavia nel corso degli anni il vero significato di questa ricorrenza è andato un po' sfumando, lasciando il posto ad una ricorrenza caratterizzata anche da connotati di carattere commerciale e consumistico.....Com'è nata?La prima giornata internazionale della donna fu celebrata il 28 febbraio 1909 negli Stati Uniti in seguito alla sua dichiarazione da parte del Partito Socialista Americano.

L'idea di istituire una giornata internazionale della donna fu per la prima volta presa in considerazione all'alba del 20° secolo, quando la rapida industrializzazione e l'espansione economica portarono a molteplici proteste sulle condizioni di lavoro.

La data dell'8 marzo deriva da una leggenda sorta fra i circoli comunisti francesi negli anni '50, secondo la quale alcune operaie di fabbriche tessili e di confezioni avrebbero condotto una di tali proteste l'8 marzo del 1857 nella città di New York per manifestare contro le precarie condizioni di lavoro e i bassi salari, ma furono attaccate e disperse dalla polizia.

Fra gli altri eventi storici commemora l'incendio della fabbrica Triangle (New York, 1911), dove 146 persone, la maggior parte donne immigrate (moltissime di origine italiana), persero la vita.

Nel 1910 si tenne la prima conferenza internazionale delle donne nell'ambito della seconda internazionale socialista a Copenaghen, nell'edificio del movimento operaio al 69 di Jagtvej la Folkets Hus (Casa del Popolo) chiamata poi "Ungdomshuset".
Qui più di 100 donne rappresentanti di 17 paesi scelsero di istituire una festa per onorare la lotta femminile per l'ottenimento dell'uguaglianza sociale, chiamata Giornata internazionale della Donna.

L'anno seguente, la giornata mondiale della donna segnò oltre un milione di manifestanti in Austria, Danimarca, Germania e Svizzera. Poco dopo il 25 marzo 1911 l'incendio della fabbrica Triangle uccise 146 lavoratori. L'insufficienza delle misure di sicurezza è considerata la causa dell'alto numero di morti. Questo portò molta attenzione sul tema della sicurezza sul lavoro, tema molto caro alle giornate internazionali della donna degli anni seguenti. Più tardi, all'inizio della prima guerra mondiale, le donne di tutta europa tennero delle marce di pace l'8 marzo 1913.

La donne russe si ritrovarono a manifestare il 23 febbraio 1917 (l'8 marzo del calendario giuliano) per la morte di circa 2 milioni di soldati russi morti in guerra. Le proteste continuarono per vari giorni fintanto che lo Zar fu costretto ad abdicare ed il governo dovette concedere il diritto al voto anche alle donne. Da quell'anno la festa viene celebrata in una data fissa, mentre precedentemente era festeggiata l'ultima domenica di febbraio.

In Italia, nel secondo dopoguerra, la giornata internazionale della donna fu ripresa e rilanciata dall'UDI (Unione Donne Italiane) associando nel contempo alla data dell'8 marzo l'ormai tradizionale fiore della mimosa.Nell'ovest la giornata mondiale della donna fu commemorata comunque anche se con sempre meno successo, fino alla nascita del femminismo negli anni '60.Il 1975 fu designato come 'Anno Internazionale delle Donne' dalle Nazioni Unite.

Le organizzazioni delle donne hanno osservato la giornata internazionale della donna in tutto il mondo l'8 marzo tenendo eventi su larga scala che onorassero gli avanzamenti della donna e ricordassero diligentemente che la continua vigilanza e l'azione sono richieste per assicurare che l'uguaglianza delle donne sia ottenuta e mantenuta in tutti gli aspetti della vita.

A partire da quell'anno la Nazioni Unite hanno cominciato a celebrare la giornata internazionale della donna l'8 marzo. Due anni dopo, nel dicembre 1977, l'assemblea generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione proclamando una "giornata delle nazioni unite per i diritti della donna e la pace internazionale" da osservare in un qualsiasi giorno dell'anno dagli stati membri in accordo con le tradizioni storiche e nazionali di ogni stato.

Adottando questa risoluzione, l'assemblea generale riconobbe il ruolo della donna negli sforzi di pace e riconobbe anche l'urgenza di porre fine alla discriminazione ed ad aumentare il supporto alla piena ed eguale partecipazione.

La Leggenda della fabbrica Cotton:Sull'origine di questa giornata esistono delle leggende; una di queste riguarda in Italia il settimanale "La lotta", edito dalla sezione bolognese del Partito Comunista Italiano, che nel 1952 pubblicò una storia rivelatasi poi un falso storico. Il settimanale comunista sostenne in un suo articolo che l'origine della festa sarebbe risalita ad un grave fatto di cronaca avvenuto nel 1908 a New York: alcuni giorni prima dell'8 marzo, le operaie dell'industria tessile Cotton iniziarono a scioperare per protestare contro le condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero proseguì per diversi giorni finché l'8 marzo Mr. Johnson, il proprietario della fabbrica, bloccò tutte le vie di uscita; lo stabilimento venne devastato da un incendio e le 129 operaie prigioniere all'interno non ebbero scampo. Questo falso ebbe ulteriore seguito nella stampa comunista: l'Unione Donne Italiane nello stesso 1952 distribuì alle iscritte libretti con un resoconto dell'incendio.

Nel 1954 "Il Lavoro", settimanale della Cgil, aggiunse un fotomontaggio di Mr. Johnson con la bombetta che si fa largo tra la massa di donne tenute dalla polizia. In realtà non esiste alcun documento storico che tratti questa vicenda relativa alla fantomatica industria Cotton e sul suo incendio.Questa leggenda è frutto di un'elaborazione romanzata di un gravissimo incidente realmente avvenuto, l'incendio che nel 1911 colpì la Triangle Shirtwaist Company di New York.

venerdì 20 febbraio 2009

Ripasso Generale


di Alessandra Daniele


Le so, le so, le so a memoria – cantilenò il ministro con aria supplichevole. Il Prop-trainer scosse la testa, severo- Mi dispiace, ma dobbiamo ripassarle bene tutte di nuovo.


Dunque: la criminalità?Il ministro partì deciso- Dilaga! Impazza! Straripa! Straborda! Srb..sbr….sburdega!Il Prop-trainer annuì.

Il ministro continuò- Tolleranza zero! Il cittadino è in allarme, e noi saremo inflessibili!


La gente ha paura a uscire di casa! I musulmani ci pregano contro! Gli sbarchi nelle periferie urbane di negri rumeni e zingari cinesi non sono più tollerabili! Sono dappertutto! Sono dappertutto! Escono dalle fottute pareti!…- E la corruzione?- Dilaga!…Cazzo, no, stavolta ho sbagliato!…
- La corruzione politico-economica è….- suggerì il Prop-trainer- …tutta una montatura delle toghe rosse! – si corresse il ministro - La magistratura è pericolosamente politicizzata! È una casta fuori controllo!


Il cittadino è in allarme, e noi saremo garantisti!- Anche coi latitanti?- Quali “latitanti”? Gli esuli, come lo fu il grande statista Craxi, si sono giustamente sottratti al minaccioso clima di linciaggio giustizialista e forcaiolo qui in Italia! …- Anche Battisti?- Sì…No! Porca puttana troia, ho sbagliato di nuovo!

Ma lei mi fa le domande troppo in fretta – protestò il ministro - i giornalisti non fanno così!…- Io non sono un reggimicrofono – disse il Prop-trainer, serio – sono il suo personal propaganda-trainer, e il mio dovere è tenerla sempre ben allenato. Allora, Battisti?- In galera! Ci vorrebbe la pena di morte! Il Belgio deve ridarcelo!- Il Brasile- Il Brasile deve ridarcelo! È un terrorista islamico…- Non è islamico- È un terrorista comunista, e la scusa che qui in Italia ci sarebbe un minaccioso clima di linciaggio giustizialista e forcaiolo è pretestuosa e del tutto infondata! Battisti non corre assolutamente nessun rischio qua! Deve tornare subito, che gli facciamo un culo così!…


Il Prop-trainer alzò gli occhi al cielo. - Ministro, quante volte le ho detto di non fare quel gesto?…- sospirò. Poi riprese - Eluana Englaro?- In galera! Ci vorrebbe la pena di morte!- Eluana Englaro è la ragazza in coma vegetativo.- Allora no..deve vivere!..La vita è sacra!- Bene.


I subprime?- Malati! Non devono potersi sposare né tanto meno adottare bambini!…- I subprime sono dei mutui. Si ricorda la crisi economica?…- Ah sì, la gente non arriva a fine mese!…- Ma no, quello è il programma dell’anno scorso, col passato governo! Col nuovo invece…Il ministro sfoderò i denti in un rictus porcellanato - Bisogna essere ottimisti!… Il Prop-trainer annuì - Bene.


Gli intellettuali?- Devono smetterla di approfittare del fatto che noi non riusciamo a capire una parola di quello che dicono, per tramare alle nostre spalle!- Ma ministro! Quelli sono i musulmani che pregano nella loro lingua!…- E gli intellettuali allora?…Aspetti, la so! Sono tutti antisemiti! Come osano pensare di boicottare il commercio con Israele? Non lo sanno quanto ci tengono gli ebrei al com…cosa c’è, ho sbagliato di nuovo?Il Prop-trainer lo fissava con le mani nei capelli.- Mi sono confuso.. – bofonchiò il ministro – lo sa, io per anni degli ebrei ho detto anche molto di peggio, adesso ho imparato a controllarmi, ma ogni tanto mi scappa!…Il Prop-trainer scosse la testa, sconsolato.- Lasciamo perdere.


Passiamo a Obama. Perché ci preoccupa?- Perché è negro?…- Per le sue recenti iniziative a sostegno del diritto di aborto. L’ aborto è…- Un crimine! – scattò il ministro – Il crimine più infame, uccidere un bambino non ancora nato! Uccidere un bambino! – ripetè con voce grave.-


Nella striscia di Gaza i bombardamenti israeliani hanno ucciso centinaia di bambini.- Che c’entra, quelli erano già nati. E poi erano comunisti. Cioè, no, zingari. Insomma, negri. – il ministro sbuffò, asciugandosi la fronte – Basta negri, basta tasse, la gente ha paura a uscire di casa a fine mese, in galera Baglioni!- Battisti.- Sì, giusto. – il ministro chinò la testa. – Giuro che a casa le sapevo.


Per fortuna ha ancora un po’ di tempo per ripassare. - Non vado in onda stasera?- No. La notizia che i militari per le strade con funzioni di ordine pubblico aumenteranno di dieci volte la darà direttamente il premier al Tg, dopo i soliti stupri.- Ma il premier non dice sempre che le donne gliela danno volentieri?…- Le solite notizie di stupri.- Ah. Quindi io domani dovrò annunciare solo il divieto di manifestare in tutte le piazze d’Italia. - Sì. È preferibile separare almeno di un giorno questi due annunci, perché il nesso non risulti troppo evidente. E poi lei non dovrà parlare di “divieto di manifestare in tutte le piazze d’Italia”, ma solo in quelle dove c’è….ricorda? L’abbiamo studiato ieri, in quelle dove c’è?….- …una piazza? – provò il ministro- Esatto – annuì il Prop-trainer.

mercoledì 18 febbraio 2009

Scambiato per un clandestino e picchiato dalla polizia

di Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo

Mentre il disegno di legge 733 sulla sicurezza inciampa a più riprese nel corso del suo iter parlamentare, si moltiplicano i provvedimenti delle autorità locali contro gli immigrati ed i senza fissa dimora.
Dopo l’esito dei processi per i fatti di Genova, più che in passato, dilaga tra le forze di polizia la “libertà di manganello”.
I casi denunciati sono sempre più numerosi in tutta Italia, ma spesso anche la denuncia è impedita dalla minaccia di ritorsioni..

Come riferisce il giornale La Sicilia, a Lampedusa un cittadino italiano, mentre stava telefonando in una cabina vicino all’aeroporto, è stato scambiato per “clandestino”e bastonato senza preavviso dalle forze dell’ordine.

Come se fosse normale colpire alle spalle una persona, sulla base di un sospetto di clandestinità, prima di accertare la sua effettiva identità. L’uomo è stato trasferito da Lampedusa all’ospedale di Palermo per accertare la gravità delle lussazioni alle spalle.

Il clima che si respira a Lampedusa è sempre più pesante ed una vicenda come questa rischia di avere pesanti conseguenze sull’immagine dell’isola e sulle sue prospettive economiche basate sul turismo.
Quando la magistratura si limita ad applicare la legge senza farsi condizionare dai diktat dell’esecutivo, si sollecita un ritorno al controllo gerarchico dei giudici, se non ad un vero e proprio “tribunale eletto dal popolo”. Insomma siamo alle giurisdizioni speciali, e talvolta qualche giudice opera in modo veramente “speciale”, ad esempio quando si devono convalidare provvedimenti che limitano la libertà personale dei migranti, come se i principi costituzionali, a partire dagli articoli 13 e 24 della nostra Costituzione, fossero già abrogati.

Per mascherare i fallimenti delle politiche economiche e delle politiche migratorie, gli esponenti di governo lanciano ogni giorno nuovi allarmi, dal traffico di organi alla diffusione dello sfruttamento della prostituzione straniera, mentre si negano i diritti fondamentali dei minori stranieri non accompagnati e per le donne prostituite l’accesso alla protezione sociale, prevista dall’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione, rimane un miraggio.

Gli allarmi poi vengono smentiti, o si rilevano infondati, oppure riguardano fenomeni che si verificano ormai da anni proprio per effetto di quelle scelte politiche di chi aveva promesso maggiore sicurezza.Mentre si sprangano le porte della Fortezza Europa si trasforma l’intera isola di Lampedusa in un campo di concentramento, a cielo aperto, concludendo accordi con i regimi dittatoriali del nord africa, senza alcuna garanzia effettiva per il diritto di asilo e per gli altri diritti fondamentali della persona.
Non si riconosce che l’aumento esponenziale degli arrivi di migranti nelle isole Pelagie (passati da 13.000 circa nel 2007, ad oltre 33.000 nel 2008, con un incremento assai sensibile proprio nella seconda metà dell’anno), si ricollega alle politiche di chiusura poste in essere, o solo annunciate, dal governo Berlusconi.

Si diffonde a tutti i livelli la “cattiveria” dichiarata da Maroni contro gli immigrati irregolari, oltre 900.000 oggi in Italia, e non solo da parte di agenti istituzionali. Non si contano più gli atti di razzismo e le aggressioni gratuite nei confronti di tutti gli immigrati, regolari o irregolari che siano. A Lampedusa questa “cattiveria” sta consentendo di detenere i migranti per settimane senza provvedimenti regolari e in condizioni igienico-sanitarie di gravissimo disagio fisico e psicologico.
Un caso vero e proprio di “trattamento disumano e degradante” vietato dall’art. 3 della Convenzione europea a salvaguardia dei diritti dell’uomo.A cosa servirà questa “cattiveria”? Quando si faranno i bilanci del 2009, non adesso in pieno inverno, ma dopo un estate e un autunno che si preannunciano assai caldi sul fronte degli sbarchi, malgrado le missioni di Maroni in Tunisia ed in Libia, il numero dei cd. “clandestini” presenti in Italia sarà ancora più elevato, per la pervicace volontà del governo italiano di ridurre ulteriormente i canali di ingresso legale, costituiti dai decreti flussi di ingresso.
Tutte le risorse prima destinate all’integrazione, finiscono intanto nei fondi per i rimpatri forzati o per finanziare la moltiplicazione dei centri di detenzione. Per “produrre” ancora altri clandestini, mentre i paesi di provenienza e di transito rimangono assai restii ad accettare la riammissione dei loro cittadini che sono emigrati spinti dalla fame.
Sembrerebbe che la Tunisia abbia riammesso finora appena un centinaio dei mille ed oltre migranti bloccati a Lampedusa. E i governanti di quei paesi, grandi amici di Berlusconi e dei suoi ministri, sono interessati soprattutto a riprendersi gli oppositori politici, che hanno rivendicato democrazia e giustizia sociale, per finire poi, dopo il rimpatrio da parte delle autorità italiane, nelle prigioni del loro paese, in qualche caso anche sotto tortura.

martedì 17 febbraio 2009

tanti granelli di polvere fanno una montagna


Molto, ma molto bello il lavoro fatto dalla associazione "Le Giraffe" di Parma LA PASSEGGIATA, vi invitiamo ha vedere il trailer e ha ... dare un'occhiata al loro sito:




LA PASSEGGIATA2009 - minidv“La passeggiata” interpreta una tra le “storie d’Italia” che nasce a Parma ai bordi della tratta delle schiave sessuali. La racconta, di sua iniziativa e attraverso la voce di un attore, un ex cliente che, frequentando l’ambiente da tempo, si è reso conto dei cambiamenti avvenuti negli ultimi anni. Dal racconto della vicenda, sfociata in una doppia liberazione, e dall’intervista alla narratrice emerge l’indifferenza generale verso una schiavitù nota a tutti.Da una storia vera un lavoro tra fiction, testimonianza e reportage, girato tra la Nigeria, Parma ed Aosta. (dalla loro presentazione)


Che dire!? Bravi!


giovedì 12 febbraio 2009

appello promosso da MaschilePlurale a cui aderiamo e invitiamo ad aderire



Invitiamo tutti a sottoscrivere l'appello di Maschile&Plurale contro la violenza sulle donne: la nostra esperienza maschile ha dato corpo alla dinamica che abbiamo definito COSCIENZA MASCHILE e che ci vede impegnati nel movimento maschile che ai contentui dell'appello fa diretto riferimento: terremo un incontro nazionale dei gruppi maschili i giorni 21 e 22 marzo a Pinerolo.


Le associazioni che fanno riferimento al Progetto la ragazza di Benin City firmano l'Appello promosso da

associazionenazionale
MaschilePlurale
La violenza contro le donne ci riguarda
prendiamo la parola e l'impegno come uomini

E' sempre più lunga la scia di delitti commessi da uomini contro ex mogli o fidanzate, contro compagne in procinto di lasciarli, violenze di gruppo, stupri consumati durante una festa o aggressioni. Violenze nate nel degrado delle nostre periferie, ma anche stupri e ricatti sessuali ad opera di italiani contro donne straniere e di stranieri contro donne italiane: comunque e sempre uomini. Le reazioni delle istituzioni ci sembrano inadeguate o addirittura negative. Per questo, ad oltre due anni dalla sua prima pubblicazione torniamo a proporre il nostro APPELLO AGLI UOMINI. Nel settembre 2006 era stato pubblicato e sottoscritto da quasi 1000 uomini di tutta Italia. Oggi lo rilanciamo come appello dell'Associazione Nazionale Maschile Plurale, nata nel maggio del 2007, e vi chiediamo di aderire.
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"Assistiamo a un ritorno quotidiano della violenza esercitata da uomini sulle donne, con dati allarmanti anche nei paesi "evoluti" dell'Occidente democratico. Violenze che vanno dalle forme più barbare dell'omicidio e dello stupro, delle percosse, alla costrizione e alla negazione della libertà negli ambiti familiari, sino alle manifestazioni di disprezzo del corpo femminile. Una ricerca del Consiglio d'Europa afferma che l'aggressività maschile è la prima causa di morte violenta e di invalidità permanente per le donne fra i 16 e i 44 anni in tutto il mondo e tale violenza si consuma soprattutto tra le pareti domestiche.
Siamo di fronte a una recrudescenza quantitativa di queste violenze oppure a un aumento delle denunce da parte delle donne? Resta il fatto che esiste ormai un'opinione pubblica e un senso comune, che non tollera più queste manifestazioni estreme della sessualità e della prevaricazione maschile.
Chi lavora nella scuola e nei servizi sociali denuncia una situazione spesso molto critica nei comportamenti degli adolescenti maschi, più inclini delle loro coetanee a comportamenti violenti, individuali e di gruppo.
Forse il tramonto delle vecchie relazioni tra i sessi basate su una indiscussa supremazia maschile provoca una crisi e uno spaesamento negli uomini che richiedono una nuova capacità di riflessione, di autocoscienza, una ricerca approfondita sulle dinamiche della nostra sessualità e sulla natura delle relazioni con le donne e con gli altri uomini.
La rivoluzione femminile che abbiamo conosciuto dalla seconda metà del secolo scorso ha cambiato il mondo. Sono mutate prima di tutto le nostre vite, le relazioni familiari, l'amicizia e l'amore tra uomini e donne, il rapporto con figlie e figli. Sono cambiate consuetudini e modi di sentire. Anche le norme scritte della nostra convivenza registrano, sia pure a fatica, questo cambiamento.
L'affermarsi della libertà femminile non è una realtà delle sole società occidentali. Il moto di emancipazione e liberazione delle donne si è esteso, con molte forme, modalità e sensibilità diverse, in tutto il mondo. La condizione della donna torna in modo frequente nelle polemiche sullo "scontro di civiltà" che sarebbe in atto nel mondo. Noi pensiamo che la logica della guerra e dello "scontro di civiltà" può essere superata solo con un "cambio di civiltà" fondato in tutto il mondo su una nuova qualità del rapporto tra gli uomini e le donne.
Oggi attraversiamo una fase contraddittoria, in cui sembra manifestarsi una larga e violenta "reazione" contraria al mutamento prodotto dalla rivoluzione femminile. La violenza fisica contro le donne può essere interpretata in termini di continuità, osservando il permanere di un'antica attitudine maschile che forse per la prima volta viene sottoposta a una critica sociale così alta, ma anche in termini di novità, come una "risposta" nel quotidiano alle mutate relazioni tra i sessi.
Un altro sintomo inquietante è il proliferare di mentalità e comportamenti ispirati da fondamentalismi di varia natura religiosa, etnica e politica, che si accompagnano sistematicamente a una visione autoritaria e maschilista del ruolo della donna. Queste stesse tendenze sono però attualmente sottoposte a una critica sempre più vasta, soprattutto – ma non esclusivamente – da parte femminile.
In un contesto di insicurezza (in parte reale, in parte enfatizzata dai media e da settori della politica), di continua emergenza e paura per azioni terroristiche e per le contraddizioni provocate dalla nuova dimensione dei flussi di immigrazione, nel dibattito pubblico la matrice della violenza patriarcale e sessuale è stata spesso riferita a culture e religioni diverse dalla nostra. Molte voci però hanno insistito giustamente sul fatto che anche la nostra società occidentale non è stata e non è a tutt'oggi immune da questo tipo di violenza. E' anzi possibile che il rilievo mediatico attribuito alla violenza sessuale che viene dallo "straniero" risponda a un meccanismo inconscio di rimozione e di falsa coscienza rispetto all'esistenza di questo stesso tipo di violenza, anche se in diversi contesti culturali, nei comportamenti di noi maschi occidentali.
Si è parlato dell'esigenza di un maggiore ruolo delle istituzioni pubbliche, sino alla costituzione come parti civili degli Enti Locali e dello Stato nei processi per violenze contro le donne. Si è persino messo sotto accusa un ipotetico "silenzio del femminismo" di fronte alla moltiplicazione dei casi di violenza.
Noi pensiamo che sia giunto il momento, prima di tutto, di una chiara presa di parola pubblica e di assunzione di responsabilità da parte maschile. In questi anni non sono mancati singoli uomini e gruppi maschili che hanno cercato di riflettere sulla crisi dell'ordine patriarcale. Ma oggi è necessario un salto di qualità, una presa di coscienza collettiva. La violenza è l'emergenza più drammatica.
Una forte presenza pubblica maschile contro la violenza degli uomini potrebbe assumere valore simbolico rilevante. Anche diffondendo e firmando questo Appello, convocando nelle città manifestazioni, incontri, assemblee, per provocare un confronto reale.
Siamo sempre più convinti che un filo unico leghi fenomeni anche molto distanti tra loro ma riconducibili alla sempre più insopportabile resistenza con cui la parte maschile della società reagisce alla volontà che le donne hanno di decidere della propria vita, di significare e di agire la loro nuova libertà: il corpo femminile è negato con la violenza. E invece viene anche disprezzato e considerato un mero oggetto di scambio (come ha dimostrato il recente scandalo sulle prestazioni sessuali chieste da uomini di potere in cambio di apparizioni in programmi tv ecc.). Viene rimosso da ambiti decisivi per il potere: nella politica, nell'accademia, nell'informazione, nell'impresa, nelle organizzazioni sindacali. Lo sguardo maschile non vede ancora adeguatamente la grande trasformazione delle nostre società prodotta negli ultimi decenni dal massiccio ingresso delle donne nel mercato del lavoro.
Proponiamo e speriamo che finalmente inizi e si diffonda in tutta Italia una riflessione pubblica tra gli uomini, nelle famiglie, nelle scuole e nelle università, nei luoghi della politica e dell'informazione, nel mondo del lavoro, una riflessione comune capace di determinare una svolta evidente nei comportamenti quotidiani e nella vita di ciascuno di noi."
Per controfirmare l'Appello : http://it.mc246.mail.yahoo.com/mc/compose?to=info@maschileplurale.it

Coscienza Maschile è una esperienza promossa da Progetto "nazionale" la ragazza di Benin City, La strada delle rose (Cremona e Verona), Cattiviragazzi (Pavia); referente http://it.mc246.mail.yahoo.com/mc/compose?to=claudio.magnabosco@gmail.com (Aosta)