domenica 4 ottobre 2009

intervento di Isokè Aikpitanyi al G8 contro la violenza sulle donne


Sono nigeriana, sono stata migrante, clandestina, vittima della tratta e vedo la violenza in modo diverso dalle donne italiane, europee, occidentali.

Come è successo a me, tutte le donne nella mia situazione subiscono la prima violenza da altre donne, le maman, le sfruttatrici.

Ma subiamo violenza anche dalle nostre famiglie che ci sacrificano, fanno finta di non sapere cosa ci succede, ci chiedono continuamente soldi.

Così paghiamo un debito di 100 mila euro ai trafficanti che ci hanno portate in Europa, e un altro debito alla famiglia.

Oltre a tutto ciò c’è poi la violenza maschile a servizio delle maman, per minacciare, picchiare o uccidere quelle che disobbediscono.

Per venire in Europa affrontiamo viaggi terribili: in molte moriamo attraversando il deserto, in parte a piedi; in molte moriamo in mare sui barconi che non stanno a galla e sono respinti.

Alla fine quelle che arrivano, subiscono altre violenze, ma le violenze subite durante il viaggio sono peggiori di quelle che subiamo qui e le peggiori condizioni di vita qui, sono migliori di quelle che lasciamo nei nostri paesi di origine... ecco perchè partiamo.

Ma possiamo arrivare anche grazie alla corruzione; dogane, documenti, permessi e visti hanno un costo: chi paga di più viaggia in aereo e arriva comodamente dove vuole, senza problemi, senza respingimenti...

All’inizio i trafficanti e le maman ci sembrano degli amici se non sono dei parenti.

Nessuna di noi può credere che un’altra donna ci faccia del male, perchè nel nostro paese sono le donne a far andare avanti la famiglia con la solidarietà fra donne di fronte alla fame, alle guerre, alle malattie e alle violenze tribali come le mutilazioni sessuali, la lapidazione, la poligamia dei padri che abbandonano figli e moglie, le violenze in famiglia.... Succede tutto questo perchè l’Africa è arretrata?

No! L’ultimo dramma di una africana clandestina minorenne in Italia ha due colpevoli: una maman africana e suo marito italiano che la hanno massacrata perchè non voleva prostituirsi; quando è arrivata al pronto soccorso aveva la carne delle braccia che cadeva a pezzi, segni di bruciature in tutto il corpo ed era completamente scalpata. La violenza africana e quelle italiana si sono accanite insieme contro di lei...così come le mafie si alleano e fanno insieme guerre e affari. La mente di questa bambina è perduta: ha chiesto di poter mandare una foto a casa per dimostrare ai genitori per quale motivo non può mandare soldi. E non è un caso isolato, solo che non se parla...

Il colonialismo vecchio e nuovo ci ha rubato le risorse, ha corrotto i politica e ha quasi cancellato la nostra dignità: i nostri valori più autentici si sono trasformati nel sogno di fare business, come i bianchi..., businnes con tutto, con le donne, con i bambini, le armi, la droga, gli organi... e il voodoo, religione tradizionale che un tempo distingueva il bene e il male, è diventato una magia terribile per sottometterci.

Falsi preti seguono i migranti e sono complici dei trafficanti: fanno pressione sulle vittime della tratta che si rivolgono a loro per chiedere aiuto, le convincono che Dio vuole così, che devono obbedire e pagare il debito.

Quando noi ragazze rispettiamo le persone più anziane tra i migranti, in Europa come facevano al paese, non capiamo subito che quelle persone non sono più i saggi del villaggio, ma soesso sono dei trafficanti.

Tutto ciò mentre in Italia, in Europa le donne subiscono stupri, stalking, violenze in famiglia..., come noi, come se avere o non avere una cultura delle pari opportunità per le donne e per tutti, non cambi la situazione delle donne che, comunque, sono sempre oggetto di violenze.

Invece avere o non avere diritti è diverso: le donne italiane, europee, occidentali, se subiscono violenze hanno il sostegno dell’opinione pubblica, delle istituzioni e della legge che colpisce i violenti, noi no.

Sapete cosa diciamo noi africane migranti, clandestine, vittime della tratta? Ogni africana stuprata è una donna bianca che si salva da uno stupro.

E’ più facile fare violenza ad una donna che non ha diritti.

Questo succede nei paesi che non ammettono la parità tra uomo e donna... ma succede anche in quelli che questi diritti li hanno.

Lo stupro è una violenza gravissima, ma la prostituzione per le vittime della tratta è uno stupro a pagamento, ecco perchè noi donne africane consideriamo che non si può fare una lista delle violenze contro le donne se non ci mettiamo dentro anche la prostituzione coatta.

Purtroppo nessuno ci ascolta, così noi molto spesso subiamo stupri, ma non siamo considerate vittime, anzi siamo colpevoli, colpevoli perchè siamo clandestine e ci prostituiamo, anche se noi non abbiamo scelto liberamente di essere in queste situazioni.

Far sentire le donne vittime di stupro addirittura colpevoli di ciò che hanno subito, è una cosa che è sempre successa: alle donne bianche si dice che sono troppo libere, troppo poco vestite, troppo provocatrici... alle donne migranti si dice che lo stupro se lo vanno a cercare, perchè si prostituiscono....

Chi fa violenza, allora?

Basta dire che la violenza sulle donne è soprattutto maschile quindi sappiamo che sono i colpevoli... basta punirli... gli stupratori, i clienti di prostitute..?

La verità è più complicata: le violenze sulle donne sono possibili solo se ci sono delle complicità.

Gli stupratori di clandestine sono impuniti, perchè le vittime non possono presentare denuncia in quanto clandestine, quindi colpevoli loro stesse di un reato; i clienti di prostitute sono puniti...ma non tutti. Quelli che vanno in strada sono considerati depravati e sono puniti, ma chi cerca i servizi sessuali di accompagnatrici, escort e sex workers, no.

E ci sono clienti che, invece, sono la principale risorsa delle donne clandestine costrette a prostituirsi; in Italia c’è una legge avanzata contro la tratta, ma è poco efficace, per cui spesso i clienti diventano dei salvatori e le istituzioni diventano i soggetti violenti che le respingono.

Questa non è la verità assoluta, ma è come noi donne migranti, clandestine, vittime della tratta viviamo la situazione.

E così quando si parla di sicurezza, le autorità, la Polizia sono visti dalle vittime della tratta come dei nemici che possono rovinarti la vita non come dei difensori dalle ingiustizie e dalle violenze, perchè anche il rimpatrio forzato ci espone a molte violenze e se ci mandano in un CPT è anche peggio che finire in galera.

E ci sono operatori dei servizi sociali che si occupano di noi, ma ci considerano solo delle prostitute e anche se non danno giudizi morali, affermano che abbiamo dei diritti proprio perchè siamo delle prostitute e contestano quella che chiamano “la retorica della schiavitù”...come se la schiavitù esistesse solo in pochi casi... per cui o siamo prostitute o non siamo nulla...

Questa è una violenza!

Ed è violenza pretendere da una vittima della tratta di essere così determinata nella sua decisione di liberarsi, da denunciare capi mafia (che non conoscono!), trafficanti (che forse sono dei parenti!), maman (che sono delle “amiche” di famiglia!), perchè senza questa denuncia non ottengono nessun aiuto.

Questa è una violenza!

Ne sono forse responsabili le istituzioni in generale, come i maschi sono colpevoli diretti e personali?

Le violenze esistono perchè esistono soggetti deboli e le donne sono indubbiamente un soggetto debole.

E le violenze esistono se il sistema sociale non tutela i soggetti deboli: penso alle mie sorelle che sono costrette a prostituirsi nei bordelli libici e mi chiedo chi li ha permessi e se in Italia, aver respinto la vittime della tratta dalle strade ai luoghi chiusi, non sia più o meno la stessa cosa... certo prostituirsi nel deserto è terribile, ma nei luoghi chiusi occidentali le donne sono ugualmente schiave e oltre 200 ragazze sono state uccise in Italia in pochi anni...

I soggetti deboli sono le donne, ma anche le minoranze etniche, le comunità religiose, le parti politiche...e all’interno di queste realtà, per le donne la situazione è più grave ancora.

Certo le violenze contro le donne sono possibili solo fino a quando le donne dicono BASTA e non sono più donne che educano i figli maschi alla superiorità e le figlie femmine alla sottomissione...e non portano più le figlie a subire mutilazione genitali... Ma questa crescita della consapevolezza femminile alle donne costa molto cara... Una delle prime che ci provò, la mia eroina Tahirih, persiana, fu uccisa a metà del 1800 perchè voleva la parità uomo-donna e apparteneva alla minoranza religiosa bahai, ancora oggi perseguitata... e il mondo è pieno di altre Tahirih...

Bisogna capire, inoltre, che la violenza maschile di oggi è diversa da quella di un tempo... oggi la supremazia maschile è superata o almeno è messa in discussione...ma i maschi fanno resistenza e arrivano a dire di essere in crisi, e quindi violenti, perchè l’affermazione dei diritti delle donne ha messo in crisi il loro ruolo nella società e nelle relazioni di genere.

Gli omicidi di donne che lasciano il loro compagno, gli stupri di gruppo, le persecuzioni psicologiche si spiegano così... l’uomo si sente ancora superiore e non accetta di perdere il dominio e il controllo delle relazioni: per questo in Italia, molti cercano le prostitute... per affermare dominio e superiorità sui corpi e sui diritti delle donne.

Gli stupratori seriali, i violenti occasionali, quelli che sono presi di raptus, non sono più malvagi dei maschi che cercano prostitute... il comportamento e la mentalità sono gli stessi, poi ognuno agisce e fa la violenza di cui è capace, chi ne fa poca, chi arriva all’estremo.

Insomma la prostituzione è uno sfogatoio per la violenza di genere subita dalle donne in famiglia, e poichè la maggior parte delle prostitute sono, in realtà, donne migranti, clandestine, vittime della tratta, l’obbligo di prostituirsi è, come dicevo, una violenza.

Ai maschi di oggi mancano gli strumenti culturali per affrontare in modo nuovo la loro identità di genere...e a loro resta solo la violenza... anche ai giovanissimi ai quali non è stato trasmesso nessun valore, nessuna educazione affettiva, sentimentale, relazionale, sessuale, nè dalle famiglie, nè dalla scuola, nè dai media.

Eppure esiste in Italia una esperienza di coscienza maschile, l’associazione nazionale Maschile Plurale che ha scritto e diffonde anche all’estero un appello contro la violenza maschile sulle donne, iniziando una riflessione che porta a scardinare poco a poco i modelli basati sulla supremazia maschile.

Maschile Plurale ci offre, quindi, uno strumento nuovo contro la violenza sulle donne.

Un altro strumento lo costruiamo insieme in questi due giorni nei quali alle testimonianze ufficiali ed istituzionali, intellettuali e sociologiche, avete voluto aggiungere anche la mia.

Come ho già detto sono africana, nigeriana, clandestina, vittima della tratta, non ho titoli di studio o professionali per essere qui.. ho solo la mia storia: sono stata quasi uccisa qui, in Italia, quando mi sono liberata dal racket della mafia nigeriana e da allora sostengo le vittime della tratta come posso.

Anche parlando a voi e dicendo che noi vittime della tratta siamo un soggetto molto debole... e molte di noi sono bambine, minorenni.

In Italia il Ministero Pari Opportunità ha promosso una Campagna contro lo stalking... io spero che Tania e le altre dell’est, Li e le ragazze orientali, le tantissime latino –americano che hanno trovato nei vari paesi dove sono migrate la loro Juarez, e le ragazze di Benin City, le “mie” amiche e sorelle africane, non siano dimenticate e il Ministero voglia fare campagne e nuove leggi anche per loro, mentre fa molto per le donne italiane.

Chiedo che progetti di informazione e prevenzione, siano realizzati nei paesi di origine: io stessa ho intenzione di tornare in Nigeria a fare una missione di questo tipo affinchè nessuna donna possa essere sfruttata perchè cerca fortuna all’estero. Chiedo aiuto, mentre chiedo si facciano anche azioni politiche ed economiche incisive nei paesi da dove i migranti partono.

Credo, inoltre, sia necessario non si dimentichi che la violenza che colpisce le donne come soggetto debole, colpisce altri soggetti deboli come i gay e i transessuali, uomini che non rientrano nel modello maschile tradizionale dominante o che hanno lasciato i privilegi della virilità per farsi donne e diventare l’altro inteso gerarchicamente come inferiore; colpisce uomini che subisco la violenza di donne che per affermare i loro diritti hanno rinunciato alle specificità del femminile per farsi maschi violenti; colpisce uomini deboli, debolissimi anche loro perchè migranti e clandestini...

Milioni di donne subiscono violenze dai maschi e perfino dai mariti e dai compagni.. certo non lo dimentico, e questo è il tema e il problema centrale di questo nostro incontro: è che tutti gli interventi di questi giorni sono incentrati su questo ed io ho voluto esprimervi il modo con cui noi migranti, clandestine, vittime della tratta viviamo questo problema.

Se non lo facevo io, chi altro l’avrebbe fatto?

Mi avete dato voce, avete dato voce alle vittime della tratta.

Da donna a donne...grazie

giovedì 11 giugno 2009

quanti morti per un sindaco leghista?


Pagliacciata, una vera e indecente pagliacciata la visita di Gheddafi! Premesso che l'Italia ha molta da farsi perdonare dai libici: campi di sterminio, gas sui civili, massacri di intere regioni e nefandezze di ogni genere, non possiamo dimenticare che Gheddafi è un brutale dittatore che ha annientato intere etnie, culture e tradizioni al fine di assicurarsi il potere assoluto su un intero popolo. Non esiste che due torti facciano una ragione, distinguere il popolo libico da un dittatore brutale è un atto di civiltà. Gheddafi ha giocato sui migranti in transito una carta cinica, ha speculato sulle loro paure spogliandoli e sfruttandoli il più possibile e poi li ha usati come "zavorra" da scaricarci addosso alimentando ad arte un flusso incontrollato e incontrollabile di sbarchi. Una regia perfetta, una regia che ha piegato i governanti (incapaci) italiani e li ha costretti a mille concessioni economiche a suo favore pur di vincere la partita degli sbarchi. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: al grido di "li abbiamo fermati" la lega ha stravinto le elezioni alimentando e nutrendo le paure del diverso che la destra stessa ha coltivato con cura. Si li avete fermati, ma li avete anche condannati a morte, Gheddafi non si fa scrupolo, nelle sue carceri non ci sono diritti umani, nessuno vede cosa succede sulle piste nel deserto, la sua polizia non ha nessun concetto di umanità. Quante sono le vittime? Ieri, oggi, domani e ancora domani, quanti moriranno per permettere una amministrazione provinciale di destra o un sindaco leghista? E quanto ci costerà qualche migliaia di respingimenti in termini economici, tanto, tanto quanto ci sarebbe costato accogliere i migranti e mantenerli nel benessere per tutta la vita. Ma che importa: vuoi mettere avere un sindaco leghista?

giovedì 28 maggio 2009

Sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912




“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano
perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.

Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.

Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.

Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.

Le nostre donne li evitano non solo perchè poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.


I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o,addirittura, attività criminali.”

(Dalla relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano
sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912)


Questa relazione dovrebbe far capire,a chi,forse non ci è ancora arrivato, che il fenomeno dell'immigrazione esiste da sempre e anche noi italiani (e non solo quelli del sud come banalmente si dice) ne siamo stati i protagonisti nel bene e nel male e abbiamo portato con noi i lati negativi e positivi della nostra cultura e della nostra società...






Il vero ruolo dei missionari all'epoca coloniale

I missionari hanno davvero evangelizzato i Neri o hanno molto semplicemente servito gli interessi delle potenze coloniali? Per farci un'idea sul ruolo dei missionari all'epoca coloniale, dobbiamo volgere l'attenzione sulla dichiarazione fatta nel 1920 da Jules Renquin, ministro delle colonie belghe nel Congo belga .

Questo fu il suo discorso di benvenuto ai missionari arrivati in Africa in quella data: “Reverendi padri e cari compatrioti, siate i benvenuti nella nostra seconda patria, il Congo belga. Il compito che siete invitati a svolgere è molto delicato e richiede molto tatto. Sacerdoti, voi certo venite per evangelizzare. Ma questa evangelizzazione deve ispirarsi al nostro grande principio: tutto innanzitutto per gli interessi della metropoli (il Belgio). Lo scopo essenziale della vostra missione non è affatto di insegnare ai neri a conoscere Dio. Lo conoscono già. Parlano e si sottomettono a uno Nzamb o a un Nvindi-Mukulu e a chi so io. Sanno che uccidere, rubare, calunniare, ingiuriare è sbagliato. Abbiate il coraggio di riconoscerlo, non venite per insegnare loro ciò che già sanno. Il vostro ruolo è essenzialmente quello di facilitare il compito degli amministratori e degli industriali. Ciò significa che interpreterete il vangelo nel modo che meglio serva i nostri interessi in questa parte del mondo.

Per farlo, baderete fra le altre cose a:

- Fare in modo che i selvaggi si disinteressino delle ricchezze materiali di cui trabocca il loro suolo e sottosuolo, per evitare che interessandosene ci facciano concorrenza e sognino un giorno di farci sloggiare. La vostra conoscenza del Vangelo vi permetterà di trovare facilmente dei testi che raccomandano e fanno amare la povertà. Ad esempio: “ Beati i poveri di spirito, perch di essi è il regno dei cieli” e “E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno di Dio”.
Farete quindi di tutto affinch questi Negri abbiano paura di arricchirsi se vorranno meritare il cielo. - Contenerli per evitare che si rivoltino. Gli amministratori come gli industriali si vedranno obbligati di tanto in tanto, per farsi temere, a ricorrere alla violenza (ingiuriare, picchiare..). Bisognerà che i Negri non replichino o nutriscano sentimenti di vendetta. A questo fine, insegnerete loro a sopportare tutto. Commenterete e li inviterete a seguire l'esempio di tutti i santi che hanno porto l'altra guancia, che hanno perdonato le offese, che hanno accolto senza trasalire gli sputi e gli insulti.

- Allontanarli da e far loro disprezzare tutto ciò che potrebbe donar loro il coraggio di affrontarci. Mi riferisco particolarmente ai loro numerosi feticci di guerra che essi pretendono che li rendano invulnerabili. Dato che i vecchi non intenderanno abbandonarli, poich presto scompariranno, la vostra azione deve indirizzarsi soprattutto ai giovani.

- Insistere particolarmente su sottomissione e obbedienza cieche. Queste virtù sono meglio seguite in assenza di spirito critico. Quindi evitate di sviluppare uno spirito critico nelle vostre scuole.

- Insegnate loro a credere, non a ragionare. Istituite per loro un sistema di confessione che farà di voi dei buoni detective per denunciare qualsiasi nero che sviluppi una presa di coscienza e che rivendichi l'indipendenza nazionale.

- Insegnate loro una dottrina di cui voi stessi non metterete in pratica i principi. E se vi chiederanno perchè vi comportiate contrariamente a ciò che predicate, rispondete loro “voi neri, seguite quello che vi diciamo e non quello che facciamo”. E se replicassero facendovi notare che una fede senza la pratica è una fede meno forte, arrabbiatevi e rispondete “beati coloro che credono senza protestare”.

- Dite loro che le loro statuette sono l'opera di Satana. Confiscatele e riempite i nostri musei (...) Fate dimenticare ai neri i loro antenati.

- Non porgete mai una sedia a un nero che venga a farvi visita (...) Non invitatelo mai a cena, neanche se uccide per voi una gallina tutte le volte che andate da lui. Non date mai del voi a un nero, poichè si crederebbe uguale al bianco.

- Considerate tutti i neri come bambini (...) esigete che vi chiamino tutti “padre mio” (...).Sono questi, Cari compatrioti, alcuni dei principi che applicherete senza pecca. Ne troverete molti altri nei libri e nei testi che vi saranno dati alla fine di questa seduta. Il re attribuisce molta importanza alla vostra missione. Inoltre ha deciso di fare di tutto per facilitarla. Godrete dell'ampia protezione di cui godono gli amministratori. Riceverete del denaro per le vostre opere evangeliche e per i vostri spostamenti”.

Questo dice tutto!

martedì 26 maggio 2009

Nigeria, il delta è in fiamme

Nuovi scontri tra forze di sicurezza e ribelli nella regione petrolifera, almeno cento morti e migliaia di sfollati.

Almeno cento morti e migliaia, forse addirittura diecimila, sfollati. E' questo il bilancio, stando alle testimonianze di operatori umanitari e civili, dell'offensiva lanciata a metà maggio dalla Joint Task Force (Jtf) nigeriana, composta di elementi di esercito, marina, aviazione e polizia, contro i militanti del Movement for the Emancipation of the Niger Delta (Mend) nella zona di Gbramatu, nello stato meridionale del Delta. Un'operazione a cui i ribelli hanno risposto dichiarando una "guerra a tutto campo", le cui principali vittime rischiano di essere i civili.

I più fortunati, quasi tutti donne e bambini, sono riusciti a raggiungere la città di Warri e a chiedere aiuto. Ma la maggior parte dei civili provenienti dai villaggi di Oporoza e Okerenkoko, colpiti dai raid aerei e terresti delle forze di sicurezza nigeriane, sarebbe ancora rifugiata nelle foreste di mangrovie che coprono l'area, senza alcuna possibilità di ricevere assistenza da parte della Croce Rossa o delle altre organizzazioni umanitarie.

La Jtf ha giustificato il lancio dell'offensiva (a séguito della quale 12 soldati risultano dispersi) con a una presunta imboscata a una pattuglia lanciata dai ribelli, che però smentiscono la versione dei fatti, parlando di un attacco ingiustificato contro i civili.

In un comunicato inviato a PeaceReporter, il Joint Revolutionary Council (Jcr), che comprende alcuni tra i maggiori gruppi ribelli operanti nella zona, promette all'esercito una campagna "occhio per occhio", in cui gli attacchi ai civili saranno "vendicati" e in cui qualsiasi membro delle forze di sicurezza colto a non rispettare le regole di ingaggio verso i civili verrà "giustiziato
sommariamente".
Ma secondo gli operatori umanitari, il rischio maggiore è che, come successo in passato, siano i civili a dover pagare le conseguenze di questa nuova ondata di violenze nel Delta. Le testimonianze parlano di migliaia di persone costrette a fuggire dal teatro delle violenze, con almeno cento persone morte nell'operazione ma dalla zona, impossibile da raggiungere al momento a causa degli scontri, non arrivano notizie provenienti da fonti indipendenti.

Come sembrano lontani i tempi in cui il presidente nigeriano Amaru Yar'Adua, appena dopo la sua elezione, apriva ai ribelli del Delta, facendo sperare in un processo di pace che facesse uscire la regione dalla guerra civile scoppiata alla fine degli anni Novanta, e riesplosa a varie ondate. I ribelli, che chiedono maggiori risorse provenienti dallo sfruttamento petrolifero e più diritti per le popolazioni locali, hanno impegnato severamente le forze di sicurezza nigeriane in questi anni, costringendo il Paese a tagliare del 20% circa la produzione petrolifera.

Dal canto suo, il governo accusa i ribelli di essere semplici organizzazioni criminali, dedite al contrabbando di oro nero e interessate solamente a stabilire dei propri "feudi" nella regione. A più di dieci anni dall'esplosione delle prime violenze, la pace nel Delta rimane un'utopia.

lunedì 25 maggio 2009

Noi...ed Isoke sempre in prima linea contro il razzismo




Come preannunciato,Sabato 23 maggio a Milano la rete «Da che parte stare» è stata in corteo contro il pacchetto sicurezza e il razzismo istituzionale. Presenti anche i 300 rifugiati del Corno d'Africa in protesta nella capitale lombarda dal 17 aprile.




Noi "cattivi ragazzi" gruppo di auto-coscienza maschile,assieme ad Isoke Aikpitanyi, una delle fondatrici dell'Associazione vittime ed ex vittime della tratta del Progetto le ragazze di Benin City,da sempre in prima linea,contro ogni forma di razzismo ...c'eravamo ...




Erano in marcia a Milano centinaia di italiani e centianaia di migranti,una rete nazionale che riunisce associazioni italiane e straniere, lavoratori, studenti e le tante realtà che in questi mesi hanno mostrato il loro sdegno verso un decreto sicurezza che, grazie all’infelice matrimonio tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno introdotto dalla Bossi-Fini, oggi punta a trasformare in un criminale il migrante sprovvisto di contratto di lavoro, grazie all’introduzione del «reato di clandestinità».




Ma il ddl, se approvato, introdurrà molte altre tristi novità, tra cui il prolungamento a tre mesi di detenzione nei Cie, l’istituzione delle ronde, limitazioni ai matrimoni misti, esosi contributi per il rilascio e il rinnovo dei permessi e il divieto di iscrizione all’anagrafe dei figli di stranieri irregolari.




Tra i lavoratori,i migranti vivono una doppia precarietà: sanno che il permesso di soggiorno non sarà rinnovato, la clandestinità è una minaccia più vicina, l’espulsione una possibilità sempre presente, una riflessione attenta sulla crisi mondiale, vista «con occhi migranti», quelli della categoria meno protetta e, con l’approvazione del pacchetto sicurezza, sempre più vulnerabile.




Dure critiche arrivano anche dall’Intersindacale medica, riunitasi 2 giorni fa a Roma per chiedere al governo di cambiare il disegno di legge, inserendo una precisa norma che esenti i medici e tutti gli operatori sanitari dall’obbligo di denuncia degli immigrati irregolari. «Nella norma c’è – dice il segretario dell’Anaao-Assomed, Carlo Lusenti – un ulteriore paradosso: siccome il medico che si rifiuta di segnalare il clandestino compie un reato, il suo collega, sempre in quanto pubblico ufficiale, è obbligato a denunciare lui e il suo paziente. E se non lo fa, commette a sua volta un reato, in una catena infinita, una spirale perversa. Chiediamo – conclude – che per tutti gli operatori della sanità pubblica sia espressamente vietato denunciare gli immigrati irregolari». Ed è lo stesso Lusenti a denunciare il 20 per cento in meno di accessi alle strutture sanitarie negli ultimi tre mesi, effetto di una legge, per ora, solo annunciata.




La manifestazione di sabato, è stato un'anticipo della mobilitazione contro il G8 Immigrazione prevista per il 30 maggio a Roma, si distinguerà per la partecipazione massiccia di associazioni, comitati e reti cittadine di stranieri, finalmente i veri protagonisti delle lotte in difesa dei loro diritti. «Saremo in piazza – dice il comunicato dello spezzone precario-meticcio e metropolitano di Milano – perchè un’altra volta ancora le strade di questa città siano libere dall’ansia e dalla paura securitaria,libere dall’angoscia prodotta dal potere per nascondere l’incapacità di gestione della crisi,perchè un’altra volta possa prendere parola con i suoi versi e i suoi linguaggi,al ritmo globale dell’hip hop, la generazione meticcia e metropolitana».




Tanti gli obiettivi della manifestazione: la richiesta di congelamento dei permessi di soggiorno in caso di licenziamento, cassa integrazione, mobilità, sospensione dal lavoro; partecipazione dei migranti, così come di tutti quei lavoratori che non usufruiscono di ammortizzatori, a ogni misura di sostegno e salvaguardia dei contributi versati; rinegoziazione dei mutui in caso di perdita del lavoro; il blocco degli sfratti per tutti i lavoratori e le lavoratrici nella stessa condizione, perché sappiamo che un migrante senza contratto di locazione è un lavoratore «clandestino»; il mantenimento del divieto di denuncia dei migranti senza documenti che si rivolgono alle strutture sanitarie e della possibilità di registrare la nascita dei loro figli; il ritiro della proposta di un permesso di soggiorno a punti e di qualunque tipo di «contributo» economico per le pratiche di rinnovo dei permessi, il blocco della costruzione di nuovi Cie; l’utilizzo dei fondi stanziati per iniziative a favore di tutti i lavoratori colpiti dalla crisi; la cancellazione di ogni norma che preveda l’allungamento dei tempi di detenzione, la chiusura dei CIE; la garanzia di accesso al diritto d’asilo e il blocco immediato dei respingimenti alla frontiera in attesa della promulgazione di una legge organica in materia.




Argomento, quest’ultimo, all’ordine del giorno nell’agenda della questura milanese, che, dopo un mese di azioni intimidatorie a carico dei 300 rifugiati del Corno d’Africa, ha inviato alcune segnalazioni alla Commissione nazionale per il diritto d’asilo per la revoca dello status di rifugiato ai «ribelli», rei solamente di aver rivendicato il diritto a una casa e un lavoro.




martedì 19 maggio 2009

Contro la crisi contro il razzismo: da che parte stare


Milano, 23 maggio 2009, ore 14 concentramento piazzale della stazione centrale



CONTRO LA CRISI CONTRO IL RAZZISMO: DA CHE PARTE STARE



una giornata comune di lotta, italianieuropei e migranti, insieme !

(per il gruppo pavese il puntello è stazione FS di Pavia ore 12,45)