Visualizzazione post con etichetta razzismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta razzismo. Mostra tutti i post

venerdì 1 aprile 2011

Merde schifose (*di Giovanni Giovannetti)


Breve storia di Slavoljub Kostic e della sua famiglia, sgomberati all'alba dal campo Sinti di via Bramante (Pavia) «Saranno state le sei, sei e mezza. Questa mattina i vigili di Pavia sono entrati nella mia roulotte nel campo di via Bramante, ci hanno detto fuori tutti, moglie e cinque figli, i bambini ancora in pigiama, hanno preso le nostre cose e le hanno messe lì fuori e l'assistente sociale che urlava prendi i tuoi figli e vai sulla strada. Ora sono qui, senza luce e senza niente a parte la mia rabbia. Fino a qualche anno fa stavo bene e guarda ora. Sedici anni e mezzo di contributi di lavoro come benzinaio sull'autostrada a San Zenone, poi meccanico in officina mezzi pesanti a Sannazzaro, poi a Rimini, fonderia alluminio, muratore quarto livello a Pavia e autotrasportatore. Sono di Belgrado, Serbia, e il mio nome è Slavoljub Kostic. Sono scappato nel 1992 per non andare in guerra. Mi ero appena soposato con Nerezda e quando è nato Jovan ho scelto l'Italia. Il primo permesso di soggiorno è per motivi umanitari, profugo, nel 1993; l'ultimo scadrà a luglio. facevo il benzinaio, Nerezda lavorava anche lei, avevamo progetti, il mutuo per l'acquisto di una casa. Poi ho subìto un infortunio alla gamba e mi hanno licenziato e quindi ho dovuto rinunciare al mutuo e alla casa. Da allora case in affitto, fino a quando, abitando a San Martino, ho voluto un lavoro più vicino, ma la nuova ditta è fallita e così ho dovuto nuovamente guardarmi intorno. Un giorno in un posto dove mangiano i camionisti un tipo mi fa “ma tu non cerchi lavoro? Ci sarebbe da portare questo camion a...” io cercavo e dico sì. Mi hanno fermato i Carabinieri e risulta che il camion l'avevano rubato. Ora è tutto chiarito, ma sono rimasto in prigione dall'11 ottobre fino a febbraio, e poi agli arresti domiciliari qui dentro in roulotte. Io ero in prigione, Nerezda e i cinque figli non avevano di che campare, hanno perso anche la casa e così dormivano dentro l'auto davanti al carcere di Torre del Gallo, in sei dentro un'auto per tutto l'inverno. A mezzogiorno mangiavano dai frati di Canepanova e la sera alla mensa del povero a San Mauro. Fino a quando il vicesindaco di San Martino ci ha dato mille euro per la roulotte. Luigi Bossi è della Lega ma con noi si è comportato bene, niente da dire, ci aveva assicurato che per un po' di tempo potevamo stare nel campo di via Bramante, anche se lì è comune di Pavia; a San Martino abbiamo la residenza e i due figli piccoli Tatiana e Zivorat frequentano le medie qui in paese. Jovan e Kristian invece vanno all'Ipsia. Cristina andava al Cossa, ma quando mi hanno arrestato ha dovuto rinunciare per aiutare la mamma. Poco fa sono passati per di qua i compagni dei due figli che vanno a scuola in paese, ci hanno visti per strada, hanno salutato e i piccoli si sono vergognati e sono corsi in roulotte a piangere. I vigili hanno sequestrato l'auto perché era senza assicurazione. A Nerezda un po' dispiace, per lei l'auto era come una seconda casa, ci ha abitato, e la usava per andare per ferro». Questa sera ho incontrato Slavoljub, la moglie Nerezda e i figli Jovan, Cristina, Kristian, Tatiana e Zivorat. Le Brigate di Solidarietà attiva animate da Giuseppe Invernizzi hanno messo a loro disposizione un generatore per la corrente elettrica, in modo che nottetempo non debbano stare al buio. Il sindaco eletto anche grazie al voto dei mafiosi, quel “Pupo” che mantiene in Giunta gli amici degli amici, ora viene a dirci che il nostro problema sono i Sinti pavesi o un Rom serbo da vent'anni a Pavia come Slavoljub. Deboli con i forti e forti con i deboli. Sindaco e assessori: fate schifo.

(*G. G.)


Che dire Giovanni!? Non possiamo che condividere !

mercoledì 19 maggio 2010

19 giugno a Bologna abbattiamo i CIE


Alcune considerazioni
Il circuito dello sfruttamento
I Cie, ex Cpt, sono luoghi di detenzione amministrativa sottoposta all’autorità di polizia quindi, da un punto di vista
giuridico, propriamente equiparabili ai Lager nazisti. Istituiti dalla sinistra nel 1998 e condotti a compimento dalla
destra, sono parte integrante e costituente di un meccanismo perfettamente oliato che alimenta il circuito dello
sfruttamento. La politica razzista, con le sue leggi e la sua propaganda, incalza l’immigrato schiacciandolo
nell’angolo per renderlo sfinito e umiliato schiavo, un pezzo utile da mettere a profitto nei tempi della produzione o
in quelli del business del “divertimento” sessuale. Nei Cie vengono rinchiusi immigrati senza il permesso di
soggiorno, ma non solo. Ci sono persone che hanno richiesto l’asilo politico, che hanno lavoro e carte in regola ma
con vecchi decreti di espulsione sulle spalle, che hanno finito di scontare una pena in carcere e donne, tante donne, in
molti casi vittime della tratta. Gente che è sfuggita da guerre, persecuzioni, maltrattamenti e prostituzione. E fame.
Guerre e fame che il capitalismo occidentale produce per continuare indisturbato a dominare e a razziare il mondo.
Resi clandestini per la sventura di arrivare da paesi disgraziati, sotto la minaccia costante e continua di essere
internati e deportati, di venire fermati per strada, negli autobus, nei treni e trattati come bestie, di venire separati
dagli affetti più cari, di finire nuovamente nelle grinfie di sfruttatori e “protettori” senza scrupoli, vivono in balia
della malvagità di chi esegue gli ordini del potere.
Il meccanismo dello sfruttamento per funzionare ha bisogno di un braccio armato fatto non solo di sbirri e militari,
ma anche di controllori di autobus e treni che, solerti, scovano immigrati clandestini e li consegnano nelle mani delle
autorità. Necessita di un ambiente predisposto ad accogliere tutte le possibili misure di controllo, militari nelle città
compresi, quindi la propaganda razzista sostenuta dall’ossessione securitaria entra in campo per alimentare le paure
eliminando il rischio che qualcuno solidarizzi o manifesti repulsione per metodi così spietati e disumani. È così che
si forma un esercito di schiavi circondati da una massa grigia di esseri collusi, insensibili e meschini.
Il secondo termine, espulsione, richiede a sua volta che venga predisposto un meccanismo di attuazione. Centri di
detenzione per immigrati sono presenti in tutta Europa e nel 2004 è stata istituita Frontex (Agenzia europea per la
gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne) che, tra le altre, ha la funzione di «fornire agli stati
membri il sostegno necessario per organizzare operazioni di rimpatrio congiunte». Non è facile nemmeno per gli
stati deportare, ci vogliono accordi con i paesi terzi, tanto che spesso vediamo presidente del consiglio e ministri
italiani correre smaniosi in giro per il mondo alla ricerca di accordi con Libia, Ghana ecc. Ma ora Frontex è pronta
per il suo compito, ha a disposizione aerei charter noleggiati con pilota compreso per le deportazioni che rastrellano
gente dai vari centri di detenzione facendo scali in diverse città europee. E si tratta di un intervento prezioso per il
sistema rimpatri anche perché sugli aerei di linea troppo spesso i comandanti hanno dovuto far scendere i deportati, e
la loro scorta, a causa delle proteste loro o di altri passeggeri, scioccati nel vedere gente in manette e maltrattata.
Le condizioni nei Cie e le lotte recenti
Chiunque segua le lotte contro i Cie sa che non passa giorno senza che arrivino notizie di soprusi e maltrattamenti,
che i reclusi lamentano un disinteresse totale rispetto a qualunque genere di necessità, perfino di cure mediche anche
in presenza di malattie o ferite gravi. Si sa che il cibo è pessimo, scarso, condito con psicofarmaci e a volte pure
pieno di vermi o scarafaggi. Che gli internati non hanno alcun diritto e che per loro è praticamente impossibile uscire
anche se hanno casa, lavoro, coniuge italiano e figli. Che le forme di protesta vengono spesso schiacciate dalla
repressione e dai manganelli e che le pene per chi reagisce sono sempre alte. A volte arrivando persino alla morte,
come nel caso di uno dei rivoltosi del Cie di Milano. Che gli operatori dei Cie e le guardie si rivolgono agli
immigrati con violenza e disprezzo. Che i ricatti sessuali contro donne e trans sono quotidiani. Che gli stupri da parte
delle guardie, e di chissà chi altro, sono un rischio costante e troppe volte una realtà. Che quando le violenze
vengono denunciate, come nel caso di Joy e di Preziosa, le ritorsioni sono terribili e interminabili. Che i reclusi
vengono spesso rispediti in paesi di cui non sanno più nulla e che in certi casi non sono neppure quelli di
provenienza. Si potrebbe continuare all’infinito con esempi di soprusi e palesi ingiustizie, di esasperazioni che
portano a pesantissime forme di autolesionismo fino ad arrivare in alcuni casi al suicidio.
Ma è anche vero che le tensioni e le ribellioni dentro tutti i centri di detenzione in Italia e in Europa intera non si
placano. La gioia per le fiamme di Vincennes o di Lampedusa non si spegne e l’esempio recente di 84 donne in
sciopero della fame a Yarl’s Wood in Inghilterra dà forza e speranza. Senza dimenticare l’indomabile sciopero della
fame che ormai da marzo prosegue a staffetta, con il forte sostegno dei compagni fuori, al Cie di Milano.
In Italia, dall’approvazione del nuovo Pacchetto Sicurezza nel luglio 2009 con il quale è stato introdotto il reato di
clandestinità e il prolungamento fino a sei mesi del periodo di detenzione nei Cie, le ondate di protesta, le lotte
all’interno dei lager della democrazia e fuori non si sono mai fermate. In alcune occasioni la determinazione e la
rabbia dei reclusi hanno portato a coraggiose rivolte e fughe, pensiamo alle rivolte dell’estate scorsa al Cie di via
Corelli a Milano, a quella di Modena dove i reclusi hanno reso inagibili diversi padiglioni, alle continue fughe dal
Cie di Torino, alla rivolta e al fuoco di Ponte Galeria a Roma, a Gradisca, ai tentativi di ribellione di Bari,
all’incendio recente al Cie di Bologna.
All’esterno la lotta di tanti si è espressa e continua a esprimersi in Italia, a Parigi, in Belgio, ovunque e in molteplici
forme, dai presidi, al sostegno agli scioperi della fame, alle iniziative in città per portare fuori la voce dei reclusi, a
tante e ripetute azioni solidali contro i responsabili e gli speculatori che si ingrassano con l’affare Cie.
I Cie esistono ancora, certamente la lotta non ha ancora raggiunto un sufficiente livello di efficacia ma c’è, dentro e
fuori.
I Cie di Modena e Bologna
I Cie di Modena e Bologna sono strutture dalle quali, come ci hanno fatto sapere i reclusi, «tutti sanno che non si
esce»; sono carceri speciali per immigrati le cui condizioni interne sono particolarmente dure e disumanizzanti, i
regolamenti applicati totalmente arbitrari e funzionali alla castrazione di ogni forma di protesta, di rivendicazione di
libertà e di comunicazione con l’esterno fin dal principio. Non si possono tenere i cellulari che vengono sequestrati
all’entrata, tranquillanti vengono somministrati nel cibo a colazione, pranzo e cena, e abusi e violenze da parte di
ispettori di polizia, ricatti e insulti sono all’ordine del giorno. Come se non bastasse in questi centri una buona
percentuale di detenuti è persino in possesso del permesso di soggiorno. Chi viene internato nonostante sia
“regolare” non è un malcapitato a caso e raro, bensì chiunque abbia avuto un decreto di espulsione anche se riferito a
un periodo per il quale il reato è già stato indultato. Ma non importa «loro cliccano sui computer e se risulta qualcosa
che non torna ti portano dentro anche se hai un lavoro o se pensavi di dover solo completare delle pratiche di
regolarizzazione». Dai Cie di Modena e di Bologna non si esce, non solo per militari, sbarre e filo spinato, ma anche
perché l’ampliamento del raggio di persone internabili e il prolungamento dei tempi di detenzione fruttano
moltissimi soldi ai gestori di queste strutture, ovvero alla Confraternita delle Misericordie presieduta da Daniele
Giovanardi. Questa associazione cattolica guadagna 75 euro al giorno per ogni recluso del Cie di Modena e 72 per
quello di Bologna. Sarà per questo che alcuni reclusi ci dicono che non vengono nemmeno rimpatriati, anche quando
lo vorrebbero?
Il 17 aprile, dopo mesi di silenzio imposto e di ribellioni stroncate, 50 reclusi tra uomini e donne del Cie di Bologna
sono entrati in sciopero della fame e, successivamente, si sono rivoltati dando fuoco a parte della struttura, causando
50.000 euro di danni. Un bel regalo per chi ha scelto di fare dell’internamento degli immigrati un lucroso business!
Nei giorni successivi, i giornali locali interessati solo quando la notizia è eclatante e fa vendere ma mai nella
quotidianità delle sopraffazioni patite da chi sta dentro questi infami luoghi, hanno diffuso la notizia di diversi
episodi avvenuti tra Bologna e Modena in relazione a quello che definivano «il presunto sciopero della fame»: una
quindicina di solidali sono entrati con volantini e megafono nel tribunale del giudice di pace a Bologna, il giorno
dopo un gruppo di persone avrebbe spaccato i vetri della mensa universitaria di Bologna rifornita dalla Concerta Spa
che porta i pasti anche al Cie e che circa un mese prima avrebbe subito danni a furgoni parcheggiati in una sua sede
ritrovati con le gomme tagliate, infine il 2 maggio un gruppo di solidali ha scelto di interrompere la messa della
domenica nel duomo di Modena per smascherare, con volantini e megafono, le responsabilità dei gestori del Cie
della città e per rompere il silenzio. Un silenzio che per quanto riguarda il Cie modello di Modena, che per le
peculiarità indicate sopra presumiamo sperimentale, è sempre stato totale. Giovanardi ha poi dato dei farneticanti a
chi porta in diverse forme la solidarietà agli immigrati reclusi nel suo Cie, dove secondo lui sono trattati con tutti i
riguardi e le misericordiose cure necessarie.
Per continuare opportunamente a farneticare indiciamo
Un Corteo contro i Cie e contro la Misericordia che gestisce quelli di Modena e Bologna.
Un corteo che miri a far conoscere alla città le nefandezze che quotidianamente avvengono dentro questi lager.
Un corteo contro la vergogna delle deportazioni
Un corteo comunicativo che punti il dito contro i responsabili di queste strutture.
Un corteo che non deleghi la propria difesa.
Un corteo contro i Cie per noi è un corteo contro l’organizzazione sociale che li ha concepiti e realizzati, non
vogliamo bandiere di partiti o di sindacati.
Consapevoli che l’opposizione ai Cie non si esaurisce in scadenze e appuntamenti ma si alimenta giorno per giorno
delle proteste e delle rivolte interne e dei contributi solidali di chi lotta al loro esterno, crediamo importante in questo
momento lanciare un’iniziativa partecipata per ribadire la natura di questi centri e che i responsabili non sono entità
astratte ma collaboratori e approfittatori concretamente esistenti e contro i quali è possibile indirizzare le nostre lotte.
Coordinamento per il 19 giugno

domenica 9 maggio 2010

Solidarietà a chi distrugge muri


Un modo di dire corrente è "erigere un muro" quando ci si rifiuta di dialogaro o capire un problema, ebbene, la nuova amministrazione pavese di centro destra (più destra che centro) ha preso alla lettera il modo di dire: costruisce muri fisici, veri, di solidi mattoni e ottimo cemento. La prima azione "sociale" è stata quella di sgomberare il centro di accoglienza della città, buttare sulla strada cinque famiglie rom che vi erano alloggiate e ... murare. La seconda iniziativa: arrivare di soppiatto all'alba e murare il centro sociale cittadino, covo di sovversivi e pericolosi comunisti anarcoidi che rifiutano di farsi omologare dalla cultura razzista e xenofoba dominante. Ebbene sembra, anzi è certo, che oggi, 9 maggio 2010, sia sorta una specie di associazione di demolitori, demolitori che si propongono di abbattere i muri che questa amministrazione erige.

lunedì 22 marzo 2010

Buona Pasqua da Gigo


lettera dallo Zambia di Diego Cassinelli (Gigo)

(novizio Comboniano e amico caro di CattiviRagazzi)


Avrei tante cose da condividere, tante storie da raccontare, tanti volti da dipingere, ma preferisco sostare per un attimo e dare spazio ad una riflessione che riguarda il tempo che stiamo vivendo, un tempo “altro”: la quaresima. Cosa vuol dire vivere la quaresima qui nella township di Bauleni?

È proprio vero che le cose prendono un significato diverso a seconda della latitudine in cui ci si trova a vivere.

È la quarta settimana di quaresima e dopo aver iniziato con un passo europeo mi sto accorgendo che la musica qui è un’altra e sto ballando da solo, perché il ritmo è diverso. Forse, come per il senso dell’avvento, anche qui sono chiamato ad andare all’essenziale. Che cosa succede veramente in questi quaranta giorni di deserto? Come mi devo comportare, come sono chiamato a viverli? Ciò che ha un senso in Italia, qui forse ne ha un po’ meno e altre dinamiche e contenuti prendono valore e priorità. Certo non ci si può fermare ai fioretti, che il più delle volte vanno a toccare solo il nostro superfluo. Per moltissime persone qui il superfluo non c’è mai e ogni tanto, diciamo raramente, hanno il necessario. Come si fa a parlare di digiuno con gente che digiuna tutto l’anno? Moltissimi uomini e donne sieropositivi, si autodistruggono con gli anti retro virali, (terapia per chi ha l’Aids) proprio perché non hanno una corretta alimentazione. Siamo alla periferia della capitale, e i supermercati sono pieni di tutto, il cibo non manca, ma i prezzi sono altissimi e la gente delle township tira a campare come può. Se non ho la possibilità di saltare il superfluo perché non ho nemmeno il necessario, cosa differenzia questo tempo da un altro? Ma che cosa è la quaresima? Cominciamo con un numero; quaranta. Si dice che Gesù sia stato 40 giorni nel deserto, non prendendo né acqua né cibo. Il numero è esagerato, nessun uomo può sopravvivere tutto quel tempo senza mangiare e bere. Va bene che era Dio ma, se ha scelto di essere uomo credo che si sia preso questo impegno fino alla fine, compreso le fatiche di un corpo da uomo. Quaranta è un numero simbolico, e non un lasso di tempo reale e ricorda i quaranta anni del popolo d’Israele nel deserto, che dalla condizione di schiavitù, andava incontro alla terra promessa, alla libertà. Un popolo intero si era messo in cammino, uomini, donne bambini, anziani tra mille difficoltà, tra momenti di sconforto, di tradimenti, di fame e di pianti. Il fatto è che, a quel tempo, la prospettiva di vita non era lunghissima; solo di 35, 36 anni. Questo vuol dire che nessuno di quelli che sono partiti ha visto ed è entrato nella terra promessa. Sono morti tutti prima di raggiungere il loro sogno. Trentasei anni, di vita da vivere, quaranta anni di cammino nel deserto! Il calcolo non lascia dubbi. Il popolo che ha trovato liberazione non è il popolo che è partito dall’Egitto. Non è più lo stesso popolo, è un popolo nuovo, sono i figli e nipoti nati durante il viaggio verso la libertà. Dopo tutti questi anni si ha una creatura nuova, l’uomo nuovo chiamato a costruire e ad abitare una terra nuova. Alla luce di questa interpretazione si può dire che questi quaranta giorni di quaresima sono il tempo simbolico per prenderci in mano ancora una volta, per tentare di riavvicinarsi a noi stessi, al sogno di Dio, e tentare di costruire percorsi che siano veramente capaci di “rigenerarci”, ovvero, di nascere ancora, perché alla fine di questo cammino, possiamo sentirci creatura nuova, donne e uomini nuovi. Ciò che inizia il cammino è chiamato a lasciar spazio a una nuova vita, ad un nuovo essere. Guardando la gente di Bauleni, il loro stile di vita, la loro difficile quotidianità, penso che questo momento si può vivere anche in modo diverso, quello che conta è tentare di attraversare il deserto e il silenzio con la speranza di uscirne nuovi. La vera rinuncia è quella di sottrarre tempo al solito “tran tran” per fare respirare la mente. Pensare, pregare e meditare, allontanarsi dal mondo vuoto, o almeno tentare di farlo. Davvero; diamoci del tempo, regaliamoci aria e spazio per far vivere semplicemente ciò che siamo. Fare digiuno da tutte le idée, gli stereotipi, i luoghi comuni e i pensieri che ci mettono nel piatto come cibo tiepido e precotto. Essere critici davanti a fatti e avvenimenti, e rinunciare a seguire la tendenza dominante, quella comune, quella più facile. Questa è la rinuncia, questo è il digiuno, questo è lo sforzo. Solamente usando criticamente la nostra mente potremmo diventare creatura nuova e dopo i quaranta giorni attende la resurrezione dell’uomo nuovo. Anche il Falegname di Nazareth è uscito dai suoi “quaranta giorni” di deserto pronto a dare la vita per un mondo nuovo di giustizia e pace … è uscito nuovo, è uscito Dio. Prendiamoci del tempo per pensare, basta aprire il Vangelo, leggere, meditare e gustare la sana rivoluzione, quella di una notizia nuova,

Ma attenzione, anche qui, al pericolo di cibi precotti, il rischio di accontentarsi del già sentito è sempre dietro l’angolo.

Per questa Pasqua auguriamoci di avere il coraggio di credere alle cose nuove … di essere creatura, attenta, pensante, critica, viva … creatura nuova.

Buona Pasqua

sabato 27 febbraio 2010

8 marzo 2010 sulla strada: mimose contro la tratta


Dalla parte delle ultime, le più sfruttate, le schiave del sesso, insultate, offese, derise, discriminate, schifate, le puttane nere, quelle che per 20 schifosi euro danno sesso a un esercito di psicopatici bianchi.


L'otto marzo diamo un segnale di sensibilità e di presa di coscienza, andiamo a trovarle sulla strada portiamogli un sorriso


LUNEDI' OTTO MARZO CI TROVIAMO IN PIAZZA DEL MUNICIPIO A SIZIANO (pv) QUINDI CI SPOSTIAMO SUL RONDO' ALL'INCROCIO VIGENTINA CON LA BINASCA, UN GRUPPO PORTERA' LE MIMOSE GLI ALTRI IMPROVVISERANNO UN PICCHETTO CON CANDELE E FIACCOLE SUL RONDO'

sabato 20 febbraio 2010

Lettera di Diego dallo Zambia


… tutto in un sabato, tutto in una domenica

Aids! “I’m positive”, sono positivo, sono positiva. Non è raro sentire questa frase entrando nelle case della gente della township di Bauleni. Le famiglie sono falciate da questo male ancora incurabile, ma la causa della morte spesso viene coperta con altre malattie oppure con cause misteriose e magiche. Il virus colpisce tutti, senza discriminazioni, che tu sia europeo o africano non importa, ma se in Europa si riesce a vivere dignitosamente, qui al contrario, si vive male e si muore e peggio! In Bauleni il virus ha un volto ben definito, una fisionomia marcata, delle caratteristiche fisiche che lasciano poco spazio a diagnosi dubbiose. Misonzi, per esempio, è una ragazza di 25 anni circa, con un sorriso disarmante. Un uomo è passato nella sua vita e le ha lasciato un bimbo con cui ha condiviso il virus. Questa donna però è ancora sola perché il bambino è stato portato via dall’Aids. Misonzi è sola col suo male che la mangia poco a poco, giorno dopo giorno e con il suo dolore; il ricordo di un bimbo che ad ogni sorgere del sole tenta di annegare nell’alcol senza mai riuscirci.
C’era anche Peter, un uomo sui 40 anni, talmente magro che la pelle ormai grigia sembrava essere dipinta sulle ossa. Abbiamo potuto condividere con lui poco tempo, appena due visite, alla terza abbiamo trovato solo il suo ricordo e le lacrime della sua famiglia. Oppure Brenda, una donna che vive sola con tre figli che non riesce a mantenere, il marito l’ha lasciata qualche anno fa. Il suo sguardo è triste e tenero allo stesso tempo e i segni della malattia si fanno evidenti col passare del tempo.
A volte è talmente stanca e debole che per intere settimane sta sdraiata sul suo materasso appoggiato sul pavimento. Brenda sa che deve morire, mi immagino solo il pensiero che la sbrana più della sua malattia: cosa faranno le mie tre creature in un futuro non troppo lontano?
Anche il sangue di Mercy e del suo bambino di otto anni porta quella maledetta parola tra i suoi globuli: “positivo!” Vivono in una casa talmente piccola che appena si entra ci si trova obbligatoriamente seduti sul divano senza più potersi muovere. Mercy ha buon gusto, cura i particolari della casa, ci mette amore e quando siamo arrivati, quel sabato, stava lavando il pavimento di cemento levigato, inginocchiata come in preghiera. Per quanto tempo ancora potranno camminare per le strade di Bauleni? Che scadenza avrà la loro speranza?
“Positivo!” e’ una parola che marchia a fuoco il sangue come una sentenza senza possibilità di appello. Il sangue, simbolo della vita, delle unioni indissolubili e delle alleanze, della promessa e della discendenza, diventa veleno, simbolo di paura ed emarginazione e siero che porta la morte. Ed è lo stesso sangue che domenica ho visto uscire dalla bocca e dalla testa di un uomo che altri tre uomini stavano linciando a bastonate calci e pugni. Il sangue scendeva dalla faccia alla terra e si mescolava con l’acqua di una pozzanghera, formando disegni cupi che sapevano di mattanza.
La gente attorno stava a guardare, come si guarda ammazzare un toro in una corrida. La coscienza grida e porta dove il coraggio non porta, e il grido si trasforma in azione. Quando lei pronuncia la sua parola non è possibile ignorarne la voce, e così sono stato spinto ad intervenire. L’avrebbero ammazzato? Non lo so, non so nemmeno il motivo del linciaggio e sinceramente non avrebbe fatto nessuna differenza. L’uomo è vivo, ma è viva anche la violenza che si accende per un nulla e accresce colpo dopo colpo, resa ancora più fredda e tagliente dal sadismo della gente che guarda con un certo godimento non proprio inconscio. La violenza è viva e pulsa sulle tempie e si alimenta di se stessa, del sangue che fa scorrere, che si rende visibile e imbratta l’uomo, la terra, l’acqua ma anche la coscienza. Cose d’Africa? No non e’ questo che intendo, perché queste cose capitano anche a Milano, nello stesso modo, con la stessa violenza e freddezza e nella stessa indifferenza. Ci si può indignare, ed è giusto che sia così, ma non si può condannare un intero continente per un gesto che rispecchia anche la propria cultura, nel mio caso quella italiana. Ora penso agli incontri vissuti lo scorso sabato e domenica, e nel silenzio, il giudizio affrettato lascia spazio alla preghiera, e questa porta alla riflessione, critica si, ma il più possibile ponderata. L’Africa, o meglio, lo Zambia non è questo, o non solo questo, come l’Italia non è solo mafia. Qui c’è del bello che nasce ogni giorno, nonostante tutto. Dio non si è dimenticato di questa terra, anzi, sprona l’uomo a ricordarsene.
Penso al sangue, elemento che ha unito un sabato e una domenica di febbraio bagnato dalle piogge, penso che da elemento di morte e di violenza siamo chiamati a riportarlo all’originale significato di alleanza e vita. Ho deciso di narrare questi eventi, non per mettere in cattiva luce questo popolo, anzi … lo faccio perché racconto storie, incontri che la vita mi da in dono, senza nascondere il brutto e il bello, la paura e la gioia, cercando di condividere a parole ciò che mi va capitando lungo il cammino. Scrivo perché come dice un proverbio indiano; “tutto ciò che non va donato va perduto”.

Diego (Gigo)

giovedì 18 febbraio 2010

Quando il razzismo uccide anima e corpo



In morte di Denis


di *Giovanni Giovannetti


Denis Istraila, 9 anni, se l'è portato via un tumore al fegato. Lo ricordiamo bimbetto nel 2007 alla Snia di Pavia e, dopo lo sgombero, di nuovo a Slatina, quartiere Progresu, nella sua baracchina di legno, fango e senz'acqua, con il padre Tanase Fanel, la mamma Narcisa e i numerosi fratelli.


Il padre Tanase aveva guidato lo sciopero della fame in piazzetta Maggi nei giorni successivi allo sgombero dalla storica fabbrica pavese; per gravi motivi di salute aveva poi accettato 250 euro offerti dalla Caritas per conto del Gruppo Zunino (uno dei proprietari della ex Snia) ed era tornato in Romania con la famiglia.


Pochi mesi dopo il nostro incontro a Slatina, nel marzo 2008 Tanase è tornato a Pavia: manovale in nero per 3 euro e 50 l'ora e una vita di merda, lontana dagli affetti famigliari. Troppa nostalgia, troppa malinconia... così nell'estate scorsa viene nuovamente raggiunto in Italia dalla famiglia e, non avendo altro, hanno bivaccato abusivamente tra i capannoni dell'ex Necchi: Denis ha frequentato le elementari all'“Ada Negri”, fino a quando......fino a quando il 25 settembre scorso il sindaco di Pavia ha allontanato “al buio” 17 Rom rumeni dall’area Necchi. “Al buio” significa senza prevedere alcuna sistemazione d’emergenza per la notte: 11 adulti e 6 bambini hanno così dovuto bivaccare sotto un ponte.


Motivo: «s’impone il ripristino della legalità», come ha più volte ripetuto. Nello stesso giorno, lo stesso sindaco era accorso scodinzolante ad applaudire le lacrime dell’assessore provinciale Rosanna Gariboldi, moglie del suo referente politico on. Giancarlo Abelli, da poco in carcere dopo aver riciclato denaro sporco per anni e anni.


Pattume e rumeni, scarti urbani e scarti umani. Nella Città dei Saperi nonché capitale del gioco d’azzardo, degli sportelli bancari e delle mafie sommerse quella notte le istituzioni hanno lasciato che 6 bambini dormissero all’aperto in riva al Ticino. Quattro di loro erano i figli di Narcisa e Tanase, che fino al giorno prima andavano a scuola.


Tanase poteva finalmente esibire un regolare contratto di lavoro, al quale ha dovuto rinunciare per stare vicino alla sua famiglia in mezzo a una strada. Tanase – che pure sarebbe stato in grado di pagare un affitto – dai locatori pavesi si era sentito rispondere «Albanesi e marocchini sì, rumeni no»: somiglia tanto a quel sinistro «vietato l’ingresso ai cani e agli italiani» o all'analogo «non si affitta ai meridionali» di cui si parla nei libri di storia, quando i rumeni eravamo noi. Così Narcisa, Tanase e i loro bimbi hanno dovuto fare precipitoso ritorno in Romania, inconsapevoli della malattia di Denis (sembra che a Pavia l'avessero visitato, senza che i medici se n'avvedessero).


Stamane è morto all'ospedale di Bucarest. Una dolce carezza, piccolo angelomio.Quali miopie, quali ipocrisie si celano dietro a tutto questo? Mi torna alla mente l’emergenza umanitaria dei Rom alla Snia, tre anni fa: la chiesa era lì a due passi, e il parroco ha negato loro l’acqua; chiedevano un tetto, e nessuno che abbia concesso una vecchia canonica disabitata, nonostante l’appello del Vescovo, né altri un qualche rudere dismesso.


Come a Gesù, duemila anni prima: «avevo sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete dato ospitalità» (Matteo, 25). Certi cattolici della domenica sono proprio fortunati. Sono fortunati, perché Dio non esiste. Se Dio esistesse li avrebbe già fulminati, inceneriti, schiacciati, squartati, trapassati con spade di fuoco. Se Dio esistesse li avrebbe aspettati alle porte dell’aldilà per rispedirli a pedate nell’aldiquà a patire le pene patite da un mendicante o da un immigrato, a sopportare l’umiliazione di un Rom o di un rifugiato, per la vita eterna.


Purtroppo per loro è esistito Gesù: «Allora quelli risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato, straniero o nudo, malato o in prigione, e non ti abbiamo aiutato?” Ed egli risponderà: “Tutto quello che non avete fatto per aiutare anche l’ultimo di questi miei fratelli, non l’avete fatto neanche per me!”».
(nella foto la famiglia di Denis)
*per gentile concessione dell'autore condividiamo e diffondiamo

martedì 16 febbraio 2010

PAVIA CONTRO IL RAZZISMO


Pavia contro il razzismo


Appuntamenti (eventi programmati ad oggi 16 febbraio 2010)


lunedì 22 febbraio – Sala Scapolla- C.so Garibaldi,20 – ore 21.00
Incontro con Orhan Dilber, portavoce dei Sans papier di Parigi – a cura dell’Ass. Ci siamo anche noi

domenica 28 febbraio
piazza della Vittoria, a partire dalle ore 16.00:
“ Le olive e i mandarini non cadono dal cielo” : gesti e suoni, parole e spremute antirazziste

- per i più piccoli: alla bottega CAFE in corso Garibaldi 22, dalle ore 16.00 : miti, leggende e fiabe latinoamericane lette e illustrate con merenda finale


Lunedì 1 marzo – presidio in piazza della Vittoria, ore 18.00 ( in concomitanza con la manifestazione nazionale )
“ 24 ore senza di noi “: e se gli immigrati che vivono e lavorano a Pavia incrociassero le braccia?

1-21 marzo: “ Primavera antirazzista”: campagna nazionale per i diritti e contro ogni forma di razzismo

Lunedì 8 marzo: Siziano “ Una mimosa contro la tratta “
Progetto Ragazza di Benin city - Cattivi Ragazzi


Martedì 16 marzo a Spaziomusica – via Faruffini, 5 - ore 19: 30 aperitivo ore 21: Serata clandestina (teatro, musiche, letture e video sui migranti)

Sabato 20 marzo: Insieme al Mulino di Suardi - v. Marconi, 48 – Suardi (PV) “ La primavera dei popoli del Mediterraneo: serata cultural-gastronomica” I piatti che celebrano l’arrivo della primavera nel nord del Marocco, nella valle del Nilo e nella Sicilia del Sud.
Prenotazioni: 0384 – 89363 / 327 6199676

martedì 19 maggio 2009

Contro la crisi contro il razzismo: da che parte stare


Milano, 23 maggio 2009, ore 14 concentramento piazzale della stazione centrale



CONTRO LA CRISI CONTRO IL RAZZISMO: DA CHE PARTE STARE



una giornata comune di lotta, italianieuropei e migranti, insieme !

(per il gruppo pavese il puntello è stazione FS di Pavia ore 12,45)

domenica 17 maggio 2009

Finalmente cattivi,il prezzo dell'odio degli italiani brava gente

Il duce del fascismo, Benito Mussolini, quando il 10 giugno del 1940 diede la famosa pugnalata alla schiena alla Francia già sconfitta dalla Germania, commentò con i suoi più stretti collaboratori di aver bisogno di “qualche migliaio di caduti da gettare sul tavolo della pace”.

Non può non tornare in mente quell’episodio vile della storia italiana, verso la Francia e verso quei militi del Regio esercito le vite dei quali furono gettate da Mussolini (le prime di centinaia di migliaia), rispetto alla politica del cosiddetto respingimento degli immigrati mandati al macello dal nostro governo in barba alle Nazioni Unite, al diritto internazionale, all’umanità.


La vergognosa gestione di Roberto Maroni (e di Silvio Berlusconi), difesa e giustificata in queste ore da vaste adunate di corifei (tra i quali Fassino, Rutelli, Chiamparino), non può non ricordare quella del criminale di guerra Mario Roatta, il generale fascista che 69 anni fa condusse la rovinosa aggressione sul fronte nord-occidentale.


La realtà è infatti che con il pacchetto sicurezza e i respingimenti la Lega Nord e il governo hanno voluto qualche migliaio di morti, carne negra da macello (qualcuno sarà perfino pronipote degli ascari somali o eritrei usati dal fascismo in Etiopia), da gettare sul tavolo della campagna elettorale. E li hanno ottenuti.


Li hanno ottenuti e tra un mesetto, passate le elezioni, probabilmente torneremo a politiche meno inumane, obbligati da Bruxelles o indotti da qualche vescovo. Quella che disgusta però non è la cinica capacità dei politici di offrire pasti ai più bassi istinti del paese che loro stessi hanno alimentato con una disinformazione sistematica.


Disgusta l’emergere di nuovo della forza dell’odio, la vera febbre italiana, quella che riempiva le piazze ad applaudire la guerra mondiale e quella che rende popolare e redditizia elettoralmente una politica contraria all’integrazione dei lavoratori immigrati.


Gli italiani che si autodefiniscono brava gente dimostrano una volta di più (e la nostra classe dirigente ne è l’espressione fotografica) di essere un popolo straordinariamente supino con i forti e vergognosamente violento con i deboli, che sia la Francia già sconfitta ieri o gli immigrati oggi.


Il razzismo è così solo un’espressione del carattere di una nazione che essendo sempre troppo indulgente con se stessa, lo dimostra l’illegalità diffusa, pensa di salvarsi dimostrandosi inflessibile con i più deboli fino a violarne i diritti più elementari.


Non solo, gli italiani che si considerano furbi, dimostrano un’insolita capacità di farsi fregare. La durezza criminale verso chi si gioca la vita attraversando il canale di Sicilia resta un simulacro di durezza visto che appena un immigrato su venti (i più disperati) utilizza quel canale.


Allo stesso modo la voglia di ronde (l’abdicazione dello stato di diritto dall’esercitare il monopolio sull’uso della forza) nasconde polizia e carabinieri lasciati senza benzina per combattere il vero crimine.


“Finalmente cattivi” titola squallidamente il quotidiano “Libero” il giornale delle baldracche dell'informazione .


E cattivi vogliono sentirsi per un giorno gli italiani. Impotenti contro il malaffare, le mafie, l’evasione fiscale, le caste, si contentano di essere cattivi con i migranti. E’ la nostra fotografia della nazione e Papi Silvio e le ronde padane siamo davvero tutti noi.

giovedì 7 maggio 2009

Leggi razziali


Prima i medici spia, poi i presidi spia, che si inventeranno oggi? Con la scusa della sicurezza vogliono reintrodurre le leggi razziali, il reato di clandestinità non è nient'altro che questo. Andate a rileggervele, non è nulla di diverso, tutto è già stato scritto, sostituite le parole "ebrei" con "migranti" e vedrete che la sostanza è la stessa. Le ronde diventeranno la polizia di partito, camicie verdi, nere, brune, saranno gli esecutori, gli utili idioti, che daranno esecuzione al delirio razzista dei nazileghisti. In questo deserto delle coscienze, assistiamo attoniti, impotenti, frastornati, all'assenza della ragione. Non ci resta che piegarci su noi stessi, resistere alla pazzia collettiva? No, speriamo di no, l'uomo non può essere così malvagio!

venerdì 20 febbraio 2009

Ripasso Generale


di Alessandra Daniele


Le so, le so, le so a memoria – cantilenò il ministro con aria supplichevole. Il Prop-trainer scosse la testa, severo- Mi dispiace, ma dobbiamo ripassarle bene tutte di nuovo.


Dunque: la criminalità?Il ministro partì deciso- Dilaga! Impazza! Straripa! Straborda! Srb..sbr….sburdega!Il Prop-trainer annuì.

Il ministro continuò- Tolleranza zero! Il cittadino è in allarme, e noi saremo inflessibili!


La gente ha paura a uscire di casa! I musulmani ci pregano contro! Gli sbarchi nelle periferie urbane di negri rumeni e zingari cinesi non sono più tollerabili! Sono dappertutto! Sono dappertutto! Escono dalle fottute pareti!…- E la corruzione?- Dilaga!…Cazzo, no, stavolta ho sbagliato!…
- La corruzione politico-economica è….- suggerì il Prop-trainer- …tutta una montatura delle toghe rosse! – si corresse il ministro - La magistratura è pericolosamente politicizzata! È una casta fuori controllo!


Il cittadino è in allarme, e noi saremo garantisti!- Anche coi latitanti?- Quali “latitanti”? Gli esuli, come lo fu il grande statista Craxi, si sono giustamente sottratti al minaccioso clima di linciaggio giustizialista e forcaiolo qui in Italia! …- Anche Battisti?- Sì…No! Porca puttana troia, ho sbagliato di nuovo!

Ma lei mi fa le domande troppo in fretta – protestò il ministro - i giornalisti non fanno così!…- Io non sono un reggimicrofono – disse il Prop-trainer, serio – sono il suo personal propaganda-trainer, e il mio dovere è tenerla sempre ben allenato. Allora, Battisti?- In galera! Ci vorrebbe la pena di morte! Il Belgio deve ridarcelo!- Il Brasile- Il Brasile deve ridarcelo! È un terrorista islamico…- Non è islamico- È un terrorista comunista, e la scusa che qui in Italia ci sarebbe un minaccioso clima di linciaggio giustizialista e forcaiolo è pretestuosa e del tutto infondata! Battisti non corre assolutamente nessun rischio qua! Deve tornare subito, che gli facciamo un culo così!…


Il Prop-trainer alzò gli occhi al cielo. - Ministro, quante volte le ho detto di non fare quel gesto?…- sospirò. Poi riprese - Eluana Englaro?- In galera! Ci vorrebbe la pena di morte!- Eluana Englaro è la ragazza in coma vegetativo.- Allora no..deve vivere!..La vita è sacra!- Bene.


I subprime?- Malati! Non devono potersi sposare né tanto meno adottare bambini!…- I subprime sono dei mutui. Si ricorda la crisi economica?…- Ah sì, la gente non arriva a fine mese!…- Ma no, quello è il programma dell’anno scorso, col passato governo! Col nuovo invece…Il ministro sfoderò i denti in un rictus porcellanato - Bisogna essere ottimisti!… Il Prop-trainer annuì - Bene.


Gli intellettuali?- Devono smetterla di approfittare del fatto che noi non riusciamo a capire una parola di quello che dicono, per tramare alle nostre spalle!- Ma ministro! Quelli sono i musulmani che pregano nella loro lingua!…- E gli intellettuali allora?…Aspetti, la so! Sono tutti antisemiti! Come osano pensare di boicottare il commercio con Israele? Non lo sanno quanto ci tengono gli ebrei al com…cosa c’è, ho sbagliato di nuovo?Il Prop-trainer lo fissava con le mani nei capelli.- Mi sono confuso.. – bofonchiò il ministro – lo sa, io per anni degli ebrei ho detto anche molto di peggio, adesso ho imparato a controllarmi, ma ogni tanto mi scappa!…Il Prop-trainer scosse la testa, sconsolato.- Lasciamo perdere.


Passiamo a Obama. Perché ci preoccupa?- Perché è negro?…- Per le sue recenti iniziative a sostegno del diritto di aborto. L’ aborto è…- Un crimine! – scattò il ministro – Il crimine più infame, uccidere un bambino non ancora nato! Uccidere un bambino! – ripetè con voce grave.-


Nella striscia di Gaza i bombardamenti israeliani hanno ucciso centinaia di bambini.- Che c’entra, quelli erano già nati. E poi erano comunisti. Cioè, no, zingari. Insomma, negri. – il ministro sbuffò, asciugandosi la fronte – Basta negri, basta tasse, la gente ha paura a uscire di casa a fine mese, in galera Baglioni!- Battisti.- Sì, giusto. – il ministro chinò la testa. – Giuro che a casa le sapevo.


Per fortuna ha ancora un po’ di tempo per ripassare. - Non vado in onda stasera?- No. La notizia che i militari per le strade con funzioni di ordine pubblico aumenteranno di dieci volte la darà direttamente il premier al Tg, dopo i soliti stupri.- Ma il premier non dice sempre che le donne gliela danno volentieri?…- Le solite notizie di stupri.- Ah. Quindi io domani dovrò annunciare solo il divieto di manifestare in tutte le piazze d’Italia. - Sì. È preferibile separare almeno di un giorno questi due annunci, perché il nesso non risulti troppo evidente. E poi lei non dovrà parlare di “divieto di manifestare in tutte le piazze d’Italia”, ma solo in quelle dove c’è….ricorda? L’abbiamo studiato ieri, in quelle dove c’è?….- …una piazza? – provò il ministro- Esatto – annuì il Prop-trainer.

mercoledì 18 febbraio 2009

Scambiato per un clandestino e picchiato dalla polizia

di Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo

Mentre il disegno di legge 733 sulla sicurezza inciampa a più riprese nel corso del suo iter parlamentare, si moltiplicano i provvedimenti delle autorità locali contro gli immigrati ed i senza fissa dimora.
Dopo l’esito dei processi per i fatti di Genova, più che in passato, dilaga tra le forze di polizia la “libertà di manganello”.
I casi denunciati sono sempre più numerosi in tutta Italia, ma spesso anche la denuncia è impedita dalla minaccia di ritorsioni..

Come riferisce il giornale La Sicilia, a Lampedusa un cittadino italiano, mentre stava telefonando in una cabina vicino all’aeroporto, è stato scambiato per “clandestino”e bastonato senza preavviso dalle forze dell’ordine.

Come se fosse normale colpire alle spalle una persona, sulla base di un sospetto di clandestinità, prima di accertare la sua effettiva identità. L’uomo è stato trasferito da Lampedusa all’ospedale di Palermo per accertare la gravità delle lussazioni alle spalle.

Il clima che si respira a Lampedusa è sempre più pesante ed una vicenda come questa rischia di avere pesanti conseguenze sull’immagine dell’isola e sulle sue prospettive economiche basate sul turismo.
Quando la magistratura si limita ad applicare la legge senza farsi condizionare dai diktat dell’esecutivo, si sollecita un ritorno al controllo gerarchico dei giudici, se non ad un vero e proprio “tribunale eletto dal popolo”. Insomma siamo alle giurisdizioni speciali, e talvolta qualche giudice opera in modo veramente “speciale”, ad esempio quando si devono convalidare provvedimenti che limitano la libertà personale dei migranti, come se i principi costituzionali, a partire dagli articoli 13 e 24 della nostra Costituzione, fossero già abrogati.

Per mascherare i fallimenti delle politiche economiche e delle politiche migratorie, gli esponenti di governo lanciano ogni giorno nuovi allarmi, dal traffico di organi alla diffusione dello sfruttamento della prostituzione straniera, mentre si negano i diritti fondamentali dei minori stranieri non accompagnati e per le donne prostituite l’accesso alla protezione sociale, prevista dall’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione, rimane un miraggio.

Gli allarmi poi vengono smentiti, o si rilevano infondati, oppure riguardano fenomeni che si verificano ormai da anni proprio per effetto di quelle scelte politiche di chi aveva promesso maggiore sicurezza.Mentre si sprangano le porte della Fortezza Europa si trasforma l’intera isola di Lampedusa in un campo di concentramento, a cielo aperto, concludendo accordi con i regimi dittatoriali del nord africa, senza alcuna garanzia effettiva per il diritto di asilo e per gli altri diritti fondamentali della persona.
Non si riconosce che l’aumento esponenziale degli arrivi di migranti nelle isole Pelagie (passati da 13.000 circa nel 2007, ad oltre 33.000 nel 2008, con un incremento assai sensibile proprio nella seconda metà dell’anno), si ricollega alle politiche di chiusura poste in essere, o solo annunciate, dal governo Berlusconi.

Si diffonde a tutti i livelli la “cattiveria” dichiarata da Maroni contro gli immigrati irregolari, oltre 900.000 oggi in Italia, e non solo da parte di agenti istituzionali. Non si contano più gli atti di razzismo e le aggressioni gratuite nei confronti di tutti gli immigrati, regolari o irregolari che siano. A Lampedusa questa “cattiveria” sta consentendo di detenere i migranti per settimane senza provvedimenti regolari e in condizioni igienico-sanitarie di gravissimo disagio fisico e psicologico.
Un caso vero e proprio di “trattamento disumano e degradante” vietato dall’art. 3 della Convenzione europea a salvaguardia dei diritti dell’uomo.A cosa servirà questa “cattiveria”? Quando si faranno i bilanci del 2009, non adesso in pieno inverno, ma dopo un estate e un autunno che si preannunciano assai caldi sul fronte degli sbarchi, malgrado le missioni di Maroni in Tunisia ed in Libia, il numero dei cd. “clandestini” presenti in Italia sarà ancora più elevato, per la pervicace volontà del governo italiano di ridurre ulteriormente i canali di ingresso legale, costituiti dai decreti flussi di ingresso.
Tutte le risorse prima destinate all’integrazione, finiscono intanto nei fondi per i rimpatri forzati o per finanziare la moltiplicazione dei centri di detenzione. Per “produrre” ancora altri clandestini, mentre i paesi di provenienza e di transito rimangono assai restii ad accettare la riammissione dei loro cittadini che sono emigrati spinti dalla fame.
Sembrerebbe che la Tunisia abbia riammesso finora appena un centinaio dei mille ed oltre migranti bloccati a Lampedusa. E i governanti di quei paesi, grandi amici di Berlusconi e dei suoi ministri, sono interessati soprattutto a riprendersi gli oppositori politici, che hanno rivendicato democrazia e giustizia sociale, per finire poi, dopo il rimpatrio da parte delle autorità italiane, nelle prigioni del loro paese, in qualche caso anche sotto tortura.

lunedì 2 febbraio 2009

I fucili e la benzina del pacchetto sicurezza

Un poliziotto spara a brucia pelo contro un vicino di casa senegalese, infastidito dalla sua presenza e da quella di alcuni connazionali che sostavano nel giardino adiacente alla sua abitazione.
Si trattava di un "pericolosissimo" ambulante, forse pericolosamente iscritto all’anagrafe, forse un potenziale aspirante alla cittadinanza italiana.
Un gruppo di ragazzi non più giovanissimi aggredisce un clochard indiano per poi cospargere il suo corpo di benzina e vederlo bruciare vivo. Fortunatamente lui forse se la caverà. Ma chissà, magari rendeva tutti noi più insicuri essendo scritto all’anagrafe o forse, prima o poi, avrebbe pericolosamente cercato di curarsi al Pronto Soccorso. Non si è mai troppo sicuri in questo mondo!

Il Senato è impegnato a discutere il pacchetto sicurezza: norme severe, si dice, perchè si possa vivere più tranquilli.
E allora via libera ai criteri più restrittivi per chi chiede la cittadinanza italiana, per chi, straniero, contrae matrimonio, per chi chiede di essere iscritto all’anagrafe.
E ancora: permesso di soggiorno a punti, detenzione nei cpt prolungata fino a 18 mesi, reato di ingresso e soggiorno irregolare, criteri ancor più selettivi e con sempre meno logica per chi presenta richiesta del permesso di soggiorno di lungo periodo.
Si va verso un' inasprimento delle pene per chi favorisce l’ingresso non autorizzato sul territorio italiano ma ovviamente non vengono minimamente sfiorate quelle per chi sfrutta, per trarne ingiusto profitto dai migranti irregolari.

Nel pacchetto sicurezza, il ddl 733 che il Parlamento si appresta a votare, ce n’è anche per chi chiede di curarsi: un emendamento propone infatti di sopprimere la norma che impone il divieto di segnalazione di chi è irregolare per il personale delle strutture sanitarie.

Nessuna traccia invece di qualche riferimento agli episodi di razzismo che nel corso dell’ultimo anno si sono intensificati nel nostro paese.Secondo una concezione pericolosamente diffusa, la sicurezza di alcuni passa attraverso la restrizione dei diritti di altri, l’intensificarsi delle tensioni sociali, l’annullamento di valori quali rispetto per la vita e la solidarietà verso i più deboli e gli emarginati.

Comunque basterebbe risentire le ultime dichiarazioni del sindaco di Roma rigurardo al fattaccio del povero clochard : <<"basta con chi cerca di farsi giustizia da solo">>;
come se un clochard,perdipiù, iscritto all'anagrafe, possa essere un pericoloso criminale !!!!!!!
Come se contro gli immigrati ,i senzatetto ci fosse qualche giustizia da ricercare!!!!

Non c’è dubbio che l’attuale Sindaco di Roma, Alemanno, abbia vinto le scorse elezioni comunali cavalcando la paura verso gli stranieri e i rom dovuta ad una serie di episodi di sconvolgente criminalità straniera culminati con la barbara uccisione della povera signora Reggiani da parte di un immigrato rumeno.
Certo il centrodestra a Roma non ha vinto solo per questo. Nel conto bisogna metterci il fallimento del cosiddetto ‘’modello romano’’ su cui il centrosinistra si era cullato e sul quale sembra continuare a baloccarsi con una nostalgia così struggente che lo rende adolescentemente incapace di articolare un minimo di opposizione nella città e nelle istituzioni agli attuali governanti.
Tra i temi più caldi agitati durante i cosiddetti ‘’ludi cartacei’’ - così venivano definite le campagne elettorali dagli antenati politici del nostro Sindaco - c’è stato il tema specifico dei campi rom. 20 mila persone, disse Alemanno, che andavano espulse perché violatrici della legge con relativa ‘’chiusura dei campi nomadi abusivi, controllo rigoroso ed effettivo di quelli regolari e loro progressiva eliminazione.’’
Dopo la vittoria elettorale il Sindaco, in collaborazione con il precedente Prefetto Mosca e la Croce Rossa, ha proceduto ad un censimento dei rom risultati essere circa 7000 in gran parte italiani e quindi non espellibili.
Così come non sono espellibili i rumeni perché cittadini comunitari. Per ora non ci sono stati spostamenti significativi. Sono state demolite, invece, molte baraccopoli di immigrati sparse in diverse aree libere del territorio comunale.
Sul più grande campo rom europeo, quello di Casilino ‘900, ci sono stati diversi annunci ognuno dei quali sposta di qualche mese l’annunciata delocalizzazione. Mentre è stato chiuso ai cittadini per ragioni di sicurezza l’adiacente Parco di Centocelle.
Ora viene annunciato un nuovo censimento!!!!
Evidentemente quello precedente pare non fosse sufficiente!!!!!!!
A farlo non sarà più la Croce Rossa, ma le forze dell’ordine coadiuvate anche dai parcadutisti!!!! Inoltre il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza ha annunciato direttive severe: ricognizione degli aventi titolo a restare nei campi;
nuovo regolamento per gli insediamenti autorizzati;
"tutoraggio" dei campi per favorire l'integrazione;
trasferimento dei nuclei meglio integrati nei Comuni che portano avanti progetti di inclusione sociale;
avvio sgombero Casilino 900.

Già la questione dei campi nomadi non è di facile soluzione,se poi la si vede solo sotto il profilo securitario e militare come attualmente sta succedendo,ho i miei dubbi che ci saranno grossi risultati.

Insomma pare chiaro che Alemanno non è il Mago di Arcella per cui dopo aver ferito con la spada della paura xenofoba ora rischia di esserne colpito a sua volta.
Intanto l’area metropolitana di Roma ogni giorno, in barba alla sicurezza tanto promessa continua a sfornare fatti di cronaca nera terrificanti.
Tutto ciò ci dice che la violenza è multirazziale e non si combatte eccitando la paura, la xenofobia, il razzismo. E neanche con annunci sempre più duri e militareschi da parte dei nostri governanti.


Viene spontaneo chiedersi quanto vale la vita di un migrante? Molto, se pensiamo al valore simbolico su cui, intorno alla figura dello straniero, dello straccione, l'attuale governo ha fatto fortuna elettorale,distraendo dai poblemi reali del paese, il popolo italiano cmq un pò ignorantello.
I migranti sono merce preziosa per gli attuali governanti, la loro presenza serve a giustificare leggi che stanno rendendo non loro, ma tutti noi, meno liberi.
I migranti sono cattivi, invadono, assaltano le nostre coste, stuprano la nostra gente, rubano il lavoro, le case ed i posti agli asili nido, spacciano e organizzano la criminalità,clochard e gli emargianti rovianano e degradano le nostre città : un governo che voglia recuperare l’autorità dello stato nazionale, messo in crisi dalla globalizzazione e dal capitalismo, non può certo fare a meno di questo nemico pubblico da agitare continuamente.

Ed intanto alle frontiere, nella strada, nei posti di lavoro, nei quartieri, la vita di molte e molti migranti vale niente. Sembra che ogni violenza su di loro possa trovare una giustificazione nel degrado e nelle tensioni in cui è immersa la nostra società: perchè non c’è sicurezza!

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa l'indiano bruciato vivo della sicurezza, chissà Diouf (il ragazzo senegalese ucciso)cosa risponderebbe alla domanda, "Diouf, ti senti sicuro? Ci vorrebbe più Polizia?" se solo fosse ancora vivo, se solo propio un poliziotto non gli avesse sparato con un fucile a pompa per cancellare la sua presenza dal giardino vicino a casa.
Chissà cosa pensa una prostituta nigeriana della sicurezza e della giustizia,quando ogni tanto qualche vigile o agente di polizia,che per sfogarsi del suo fallimento come uomo la prende e la sperde in mezzo alle campagne della bassa padania ..e tanto altro ancora...poi qualcuno dovrebbe riuscire a convincerle a denunciare ed a fidarsi della polizia !!!!!

Quando sia a Nettuno che a Civitavecchia ci sono state mobilitazioni dei movimenti anti-razzisti, della comunità senegalesi e dei cittadini delle due località. A nessuno è saltato in mente di chiedere leggi più severe per tutti poliziotti padri di famiglia (con precedenti per aver picchiato anche la figlia), oppure per tutti i ragazzi sotto i trent’anni figli di famiglie per bene.

Non ci saranno pacchetti sicurezza contro il razzismo, neppure ci saranno nuove possibilità per i tanti clochard (sempre di più e sempre più italiani)che trascorrono le notti ghiacciate di queste settimane sulle panchine delle stazioni delle periferie o delle metropoli .

Noi comunque continueremo a vivere senza sicurezza .

martedì 27 gennaio 2009

27 gennaio: il giorno della memoria ... tradita


Non c'è dubbio, ma, se, forse ... che tenga. L'ideologia nazista è stato il culmine del razzismo e dello schiavismo raggiunto dal genere umano. Un'ideologia dura a morire, che scompare e appare in modo inquietante nelle coscienze, nelle politiche del potere, che viene banalizzata e incessantemente riproposta in nuove versioni, che è d'alibi alle incapacita, alle ineguatezze, agli egoismi dei più. Dalle cronache nere: lo stupratore è sempre il diverso, alla politica: il diverso ti ruba il lavoro, alla religione: il diverso è blasfemo, ecc. ecc. ec... è una storia senza fine, che si avvita su se stessa. L'orrore della "soluzione finale" non è bastato, cosa porrà termine a tutto questo, basta un giorno della memoria? No, sicuramente no. Quando la chiesa cattolica riabilita vescovi che negano l'orrore dei campi di sterminio, vescovi che sostengono forze politiche razziste e xenofobe come Forza Nuova, vescovi che che anelano alla supremazia delle leggi religiose su quelle civili in una riedizione ultranazista del pensiero di Léon Degrelle, ebbene, la memoria è tradita. Quando si radicano forze politiche che fanno leva sulle paure per il diverso al fine di raggiungere il potere, ebbene: la memoria è tradita. Quando il capitale affama e devasta le coscienze, ebbene: la memoria è tradita. Nei piccoli gesti quotidiani, lo scostarsi se si incrocia un diverso, e per quanto direttamente ci interessa, approfittare di una schiava lungo una strada, ebbene: la memoria è tradita.

Combattere il razzismo e il suo logico epilogo: lo schiavismo, è oggi più che mai fondamentale per salvare quella scintilla di umanità che arde dentro gli esseri umani, scintilla che si vuole spegnere, scintilla temuta dai potenti, scintilla che rende l'uomo l'essere più meraviglioso dell'universo.

martedì 20 gennaio 2009

agire, agire e ancora agire contro il razzismo e lo schiavismo


razzismo: dove finisce, dove inizia


20 gennaio 2009, il giorno di Obama, ma è anche il giorno in cui finisce una pagine vergognosa nella storia della Nazione americana, ci sono voluti 150 anni, una guerra sanguinosa e decenni e decenni di discriminazioni razziali, di morti, di torture e soprusi di ogni genere.

Oggi finisce, e non importa se continueranno ad esistere frange razziste, il razzismo in America ora è percepito, finalmente, come un male. Il lungo percorso è concluso.

Ma ..., c'è un ma.

Ci sono paesi dove invece sta sorgendo, si sta facendo lo stesso percorso, il razzismo e il suo prodotto più odioso, lo schiavismo viene banalizzato, tollerato, nascosto sotto il tappeto del salotto buono.

Questo paese è il nostro!

E' un paese, il nostro, strano. A fronte di migliaia di cittadini impegnati nel socile, a fronte di milioni di italiani geneticamente democratici un manipolo di mascalzoni, mascherati da politici, sono riusciti a far nascere e a far radicare sentimenti insani e malvagi. Per i loro scopi sono riusciti a diffondere paura e alienazione, ad arrivare al potere e da li alimentare, dare nuova linfa, ai peggiori egoismi: e più gli egoismi salgono più sono affrancati al potere, e più sono affrancati più spingono sulle leve della paura del diverso ricevendone ancora più potere. Dove ci porterà tutto questo? In quale spaventosa avventura ci stanno conducendo?

Non siamo innocenti, chiudiamo gli occhi e non vediamo i lavoratori schiavi degli opifici cinesi, i muratori che muoiono nei cantieri per 5 € l'ora, le ragazze straniere sulla strada. Spesso chiudiamo gli occhi, il mondo è complicato, meglio andare a casa, vedere le scosciate veline in TV, vivere in un mondo finto. I cinesi? Ma si, si mangiano tra di loro, i muratori rumeni? Ma, insomma, che vogliono di più. Le ragazze sulla strada? Ma daaaai, fare la puttane è il più vecchio mestiere del mondo e poi è pure piacevole, sicuramente si, se sei una schiava incatenata dal debito e sei pure nera.

Gli USA escono, noi entriamo: auguri Obama, auguri italiani ...

giovedì 4 dicembre 2008

la banalità dell'orrore

Le notizie di stampa si susseguno tumultuose, multe a clienti e prostitute, retate, repressioni, ogni sindaco sceriffo è in strada a radunare vigilantes ed a incitare al linciaggio. Che dire e che fare? Sembra ormai inutile ogni azione, stiamo precipitando in un buco nero. Non siamo ancora gli arresti solo perchè polizia e carabinieri sono più di buon senso dei politici ed è ridicolo arrestare uno per un reato che preveda al massimo 15 (leggasi quindici) giorni di carcere. Certo i sindaci più aggressivi (che poi sono i più culturalmente "bestie") sognano celle comunali, polizia volontaria di partito, camice verdi, brune, nere .... intanto la gente non tira neanche metà mese, il disagio cresce, la povertà avanza, ma loro tirano diritto: guerra alla prostituzione, guerra ai rom, lotta al diverso!

In questo brodo primordiale dei sentimenti prosperano storie assurde: quella del pensionato che si compra una schiava africana, la violenta per mesi, la riempi di botte e quando, convinta dai vicini, lei scappa il poveretto si lamenta, si, si lamenta, ma come: è sua, paga i parenti di lei per tenerla, l'ha regolarmente acquistata e lei scappa, ma come si permette, bisogherebbe tagliarli un piede come facevano una volta!

Spero ardentemente che lo mettano dietro le sbarre e che buttino la chiave, ma occorre anche avere pena di un simile personaggio, è anche lui vittima, vittima di una cultura dominante che porta a questi eccessi, a considerare il diverso un oggetto. Insieme a lui dovrebbero essere blindati a vita anche quei loschi personaggi che si esibiscono nei patinati salotti televisivi diffondendo il veleno del razzismo.

lunedì 6 ottobre 2008

non c'è emergenza, parola di ministro

Mhà! C'è da essere veramente perplessi a sentire un ministro della repubblica dichiarare che non c'è nessuna emergenza razzismo. Solo singoli episodi! Quando c'è emergenza? Come si capisce quando si passa dai singoli episodi all'emergenza? Cento casi? mille? Diecimila?
Eppure da meno di dieci casi di criminalità commessi da immigrati si è passati a una emergenza nazionale spaventosa, giornali, tv, tutto il centrodestra a urlare che era emergenza, sono riusciti a terrorizzare mezza italia con i loro allarmi (e a farli votare per loro), e forse, forse ... ora si scopre che era una menzogna. Pian piano la gente incomincia a capire che è stata presa in giro, che la vera emergenza è quella delle mafie che sparano e uccidono in tutta italia, è quella delle mafie che corrompono l'intero sistema socile e civili di questo sventurato paese, ormai non c'è territorio, da Cuneo a Trieste, da Bolzano a Palermo dove non ci siano malaffari tenuti in piedi da famiglie e bande organizzate. Ma le famiglie e le bande votano, versano soldi ai politici, pagano tangenti e mantengono le caste ... gli immigrati no! Meglio addossare a loro le colpe, se la gente ha paura di loro nessuno nota le manovre criminali di italianissimi delinquenti.
Certo! Nessuno nega che anche tra i nuovi poveri (gli immigrati) prosperano delinquenti e farabutti, Ma il problema è un altro: chi ruba deve andare in galera, punto e basta! Usare gli immigrati per coprire le criminalità e le corruttele nazionale è da bastardi.
Altri pensieri e una proposta: In una recente puntata dell'infedele di Lerner l'ultra razzista Borghezio ha lanciato la solita accusa contro gli immigrati "ci portano via il lavoro". Ieri seguendo la trasmissione "alle falde del Kilimangiaro" della Licia (sempre bellissima malgrado gli ...anta) ho scoperto che nelle stalle italiane ci lavorano solo indiani. Ho pensato: ma quanti ragazzi italiani sorebbero disposti ha fare lo stesso mestiere? Pulire le vacche, curarle, nutrirle, mungerle ... la proposta è la seguente: facciamo una retata, in una città qualunque, di tutti quei perdigiorno che sprecano la vita tra il bar e le corse in motorino e mandiamoli a pulire le vacche, per ogni ragazzo italiano che accetta cacciamo via un indiano (così diminuiamo il numero degli immigrati). C'è il problema di quelli che non accetteranno, che fare? Bhè semplice, mandiamoli in India al posto degli immigrati, magari li, la smettono di spaccarci le balle con i loro puzzolenti motorini.